lunedì 31 ottobre 2016

Eurozona: inflazione in crescita secondo le attese. Ma l'euro non prende vigore

I prezzi registrano un'accelerazione a ottobre, facendo così felice la BCE che finora ha difeso strenuamente la propria politica monetaria, fatta soprattutto di atteggiamenti accomodati, tassi di interesse bassi e Quantitative Easing. I primi dati macro della settimana sono tutto sommato positivi per l'Eurozona, anche se non entusiasmanti.

I dati su inflazione e PIL nell'Eurozona


L'inflazione ha dato un segnale di ripresa, coerentemente a quelle che erano le aspettative degli analisti. Secondo le rilevazioni dell'Ufficio statistico europeo (Eurostat), la stima flash per ottobre riporta un tasso di inflazione in aumento dello 0,5% su base tendenziale, quando il mese scorso lo stesso dato registrava un +0,4%.
L'inflazione "core" (depurata cioè di energia, cibo e tabacchi, rimane stabile allo 0,8% come a settembre ed in linea con il consensus.

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Altri due dati macro sono stati resi noti questi mattina, e riguardano entrambi il PIL dell'Eurozona. Anche in questo caso le rilevazioni sono state perfettamente in linea con le aspettative, e anche uguali ai valori registrati nel periodo precedente. Nel terzo trimestre il PIL è salito del 1,6% su base annuale, mentre se l'orizzonte si sposta su base trimestrale l'incremento è stato dello 0,3%.

Nel Forex l'euro non riesce però a prendere vigore nei confronti delle altre major. In base ai dati della piattaforma di trading AvaTrade (recensione, bonus e opinioni sono qui) vediamo che questa mattina la valuta unica ha viaggiato sotto i massimi registrati dal 20/10 contro il dollaro, toccati venerdì sera a 1,0991. La coppia valutaria Eur/Usd viaggia al momento a quota 1,0950 circa, mentre hanno segno negativo anche i cross Eur-Gbp (-0,17%) e Eur-Jpy (-0,19%).

Consiglio: quando si opera nel Forex, bisogna fare attenzione a rivolgersi ai broker autorizzati Consob, o comunque verificare che tipo di regolamentazione o autorizzazioni hanno gli operatori. 
Nelle settimane scorse, il governatore Mario Draghi ha continuato a sostenere la politica monetaria che la BCE sta portando avanti da tempo, annunciando che il programma di quantitative easing andrà avanti, se necessario, anche dopo la scadenza di marzo 2017.

Pensioni: sono oltre 540mila quelli che le percepiscono da più di 36 anni!

C'è un esercito di italiani che ha quasi passato più tempo in pensione che non al lavoro. Per l'effetto dell'invecchiamento medio della popolazione, sono giunte a 540 mila le pensioni che sono state accordate prima del 1980, e vengono quindi liquidate da oltre 36 anni.

Il dato è stato reso noto dal Inps (Istituto Nazionale Previdenza sociale), che ha messo in evidenza gli anni di decorrenza delle pensioni di vecchiaia e ai superstiti del settore privato e pubblico. Sono stati quindi esclusi dal conteggio gli assegni di invalidità previdenziale e quelli di invalidità civile, nonché gli assegni sociali.

I dati sulle pensioni

Per quel che riguarda i dati specifici, sono circa 475mila le pensioni di vecchiaia e superstiti del settore privato che hanno superato i 36 anni di percezione. Sono invece in vigore da prima del 1980 nel settore privato 188.436 pensioni di vecchiaia, 439.718 pensioni di invalidità e 286.542 pensioni ai superstiti.
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Nel corso del tempo, l’età media alla decorrenza delle pensioni vigenti è salita di quasi 8 anni mentre per i superstiti è cresciuta in media di quasi 30 anni.
Le pensioni dei dipendenti pubblici che sono state erogate prima del 1980 sono 4.573 per la vecchiaia, 33.654 per l’anzianità, 16.573 per i superstiti da assicurato e 10.663 per il superstite da pensionato.

sabato 29 ottobre 2016

Carburante: dal 1 gennaio 2017 scattano gli aumenti. Colpa delle accise del Governo

La benzina e il gasolio avranno un prezzo più salato per i consumatori. Dal prossimo 1 gennaio è infatti previsto un rincaro per i carburanti da autotrazione, anche se dovrebbe essere minimo (attorno al mezzo centesimo di euro). In realtà questo piccolo aumento significa molto, in termini di gettito per il Governo, anche se a produrlo sarà un esecutivo vecchio, quello di Letta del 2014.
Fu lui infatti a introdurre nella legge di Stabilità del 2014 un aumento delle accise programmato per il biennio 2017-2018, in modo tale da reperire risorse aggiuntive rispettivamente di 220 e 199 milioni di euro.

Italia al top in Europa per costo del carburante

L'importo di questo aumento sulla tassazione dei carburanti dovrà essere determinato con precisione dal Direttore dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

«La speranza - dicono dall'ufficio studi della Cgia - è che con la legge di Bilancio 2017 l'Esecutivo sterilizzi questo rincaro, perché il prezzo del carburante rimane elevato malgrado il prezzo del petrolio sia molto contenuto. Questo succede proprio per via dell'alto livello di tassazione, che su un pieno di benzina incide per il 69 per cento e in quello di gasolio per il 67 per cento. In entrambi i casi siamo al top in Ue».
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mercoledì 26 ottobre 2016

Petrolio, i dati USA danno una mano a non affondare la quotazione

La mattinata si era aperta ancora una volta con tinte fosche, per il petrolio. Ci ha pensato però un dato a sorpresa giunto dagli USA a ridare slancio al mercato: le scorte statunitensi di greggio sono calate, quando tutti si attendevano un loro aumento. L'EIA (Energy Information Administration) ha comunicato che le "Crude Inventories" (le scorte di greggio) sono scese di 0,553 milioni di barili rispetto alla scorsa settimana, mentre le previsioni erano di un aumento di 1,699 milioni di barili. Nella settimana precedente le scorte di petrolio greggio erano diminuite di 5,200 milioni di barili.

Tornano in orbita 50 dollari le quotazioni del petrolio

Il dato è stato come una manna dal cielo per il settore, dal momento che subito dopo le quotazioni di Brent e WTI sono schizzate al rialzo, recuperano le perdite registrate nella mattinata, e tornano in orbita 50 dollari (dati del broker eToro webtrader).

Rimangono però le grosse perplessità sulla stabilità del settore, che è focalizzato tutto sull'intesa OPEC per la riduzione della produzione.
Finora ci si è fermato all'accordo verbale raggiunto ad Algeri a settembre, che però definisce solo un programma di riduzione della produzione, senza specificare chi, come e quando. A questo dovrebbe servire il prossimo meeting in programma il 30 novembre a Vienna.
Quello che è accaduto oggi nel mercato petrolifero dimostra che possono esserci fattori imprevedibili che cambiano i trend in modo repentino. Ecco perché quando si sfruttano i segnali gratuiti di trading occorre conoscere sempre il mercato dove si mettono in atto.

Tuttavia, i venti che spirano non sono affatto positivi, dal momento che l'Iraq si è sfilato, mentre la situazione con l'Iran non è mai stata accomodante. C'è poi da capire che intenzioni ha la Russia, che ha cambiato spesso posizione negli ultimi giorni. Tutto fattori che creano un clia di profonda incertezza sul futuro del mercato, anche se qualche analista si è mostrato molto ottimista dicendo che la quotazione dell'oro nero potrebbe arrivare a 70 dollari il prossimo anno.

Lavoro: Google è il miglior posto per i dipendenti. Nella Top10 ci sono 5 aziende hi-tech

Qual è la multinazionale dove tutti possono sognare di lavorare? Non sorprende affatto che Google ancora una volta si confermi il posto migliore. Questione di stipendi, di gratificazioni personali ma soprattutto di un ambiente lavorativo clamorosamente fuori dagli schemi, che punta tutto sulla convinzione che un lavoratore felice è un lavoratore più produttivo. E i risultati si vedono.

La classifica dei migliori posti di lavoro

Secondo la classifica annuale di 'Great Place to Work' infatti, la multinazionale di Mountain View è la leader tra le 25 scelte come candidate per il titolo.
Il podio è completato da altri due gruppi americani, SAS Institute (altra azienda di information technology) e W.L.Gore & Associates (Manifatturiero e produzione; Tessuti e prodotti tessili).

Nella Top10 (anzi, nelle prime 8) ci sono ben 5 aziende che si occupano di tecnologia dell'informazione, visto che compaiono in elenco anche Dell EMC, NetApp, Autodesk.
Compare anche un'azienda di servizi finanziari e assicurativi, la Daimler Financial Services. L'interinale Adecco si posiziona al settimo posto. La classifica delle 25 multinazionali migliori viene chiusa da American Express.
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Tra la curiosità da osservare, c'è un'azienda che produce bibite, la Diageo, una che sviluppa prodotti chimici (Monsanto) e due che si occupano di vendite al dettaglio (Belcorp e Falabella). Sparisce poi dalla classifica il colosso Microsoft, che lo scorso anno era settimo.

martedì 25 ottobre 2016

Franco svizzero, breve tregua all'euro. Ma la pressione ribassista rimane

Ha concesso una tregua oggi, l'apprezzamento del franco svizzero. Nelle ultime settimane la valuta elvetica si è rafforzata in modo deciso nei riguardi dell'Euro (solo nell'ultima -0,42% per il cross Eur-Chf). Ieri ha parlato il presidente della BNS, Thomas Jordan, che a Berna ha sostanzialmente ribadito la necessità di tassi d’interesse negativi, anche se ha tenuto a rimarcare che non possono essere una via percorribile a lungo termine, dati i loro effetti collaterali soprattutto sulle banche e sugli investitori.

La politica monetaria elvetica e il franco svizzero 

Tuttavia, al momento Jordan è sicuro che «i costi associati ai tassi d’interesse negativi sono inferiori al costo derivante dal detenere liquidità».
La BNS quindi continuerà nella sua politica ultra-espansiva. Però malgrado questo le pressioni al ribasso sull’EUR/CHF continuano. Anche se in realtà, in questo caso sono più che altro per "colpa" dell'euro, che al momento è congelato dall'atteggiamento attendista della BCE.

E' plausibile che la BNS continuerà a intervenire sul forex per provare a spegnere il CHF, e a dirlo sono i dati storici. Ogni volta che la coppia si è avvicinata a quota 1,08 (dati delle piattaforma AvaTrader per forex), esattamente come sta succedendo, è scattato un intervento della Banca Svizzera.
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Il numero uno dell'istituto centrale elvetico ha anche accennato al fatto che la BNS non intende limitare o abolire il denaro contante, così come non esclude di ricorrere a strumenti monetari come il denaro a pioggia (“helicopter money”). Ma è un'ipotesi che al momento sembra molto lontana dalla realtà, visto che il bilancio della BNS è pari al 110% del PIL, quindi gli spazi per fare altre manovre di tipo espansionistico ci sono.

Intanto, la BCE oggi ha comunicato i cambi di riferimento per la giornata del 25 ottobre 2016, e il cross euro/franco svizzero è posto a 1,0848.

Energia, momento storico: le rinnovabili superano il carbone

Il settore dell'energia ha segnato un passaggio storico, certificato dall'Aie, ovvero l'Agenzia Internazionale dell’Energia (Aie): le rinnovabili hanno superato il carbone, diventando così la prima fonte di produzione energetica al mondo.
Le nuove installazioni di "verde" sono infatti cresciute nel corso del 2015 fino a 153 gigawatt, superando quelle nuove derivanti da fonti fossili o dal nucleare.

Le rinnovabili saranno la fonte di energia con il più alto tasso di crescita nei prossimi cinque anni: entro il 2021 costituiranno il 42% delle reti elettriche. Nel 2015 sono stati installati nel mondo una media di 500mila pannelli solari al giorno.

I numeri della rivoluzione verde dell'energia

Le prospettive sono di un ulteriore incremento delle quote rinnovabili nei prossimi anni, tanto che l'Aie parla di una percentuale che salirà dal 23% nel 2015 al 28% nel 2021. «E' in atto una trasformazione dei mercati globali dell’energia - ha detto il direttore esecutivo dell’Aie Fatih Birol - guidata dalle rinnovabili.

Di questo cambiamento il centro di gravità si sta spostando verso i Paesi emergenti». Per la precisione, la crescita maggiore dovrebbe verificarsi in quattro Paesi: Cina (che assorbirà il 40% della produzione, vista la grande pressione pubblica per la riduzione delle emissioni), Stati Uniti, India e Messico.

Anche negli Stati Uniti la crescita dovrebbe essere molto sostenuta. Si stima infatti un +50% nei prossimi cinque anni. Dovrebbe invece esserci un rallentamento nell’Unione Europea. L’Aie prevede una crescita del 21% entro il 2012. La Ue ha un obiettivo di generare il 27% dell’energia da fonti rinnovabil ientro il 2030

lunedì 24 ottobre 2016

Dollaro-Euro, valuta unica ai minimi da 7 mesi sul biglietto verde

Dopo un avvio in calo, l'euro ha ripreso un po' di fiato nei confronti del dollaro, ma resta fortemente sotto pressione sui mercati valutari. Continuano infatti a pesare le prospettive di un allargamento della forbice tra i tassi di interesse, perché la FED sembra sempre più vicina ad alzare il costo del denaro.
Le probabilità di un evento simile sono salite fino al 68% negli ultimi giorni, anche perché nel frattempo alcuni esponenti della FED hanno alimentato le convinzioni dei trader che si verifichi questa possibilità.


Dall'altra parte dell'oceano, invece, la BCE sembra voler andare avanti in quel programma di quantitative easing che finora non è che abbia portato grandi frutti, tenuto conto che l'inflazione rimane ancora lontanissima dal target 2%.
Eppure Draghi ha confermato l'intenzione di mantenere il programma invariato fino a marzo 2017, ed eventualmente portarlo anche oltre.

L'euro ritocca i minimi sul dollaro


Sul mercato valutario, intanto l'euro resta molto vicino ai minimi degli ultimi 7 mesi, che questa mattina ha aggiornato a 1,0857 USD, per poi avviare un recupero. La moneta unica rimane attorno a quota 1,09 dollari. Nell'ultimo mese la valuta unica ha perso quasi il 3% del suo valore nei confronti del biglietto verde (dati della piattaforma XM conto demo).
Quando decidete di entrare nei mercati valutari, non guardate solo alle condizioni economiche proposte dai broker, come ad esempio i bonus senza deposito. Tenete invece in grande considerazione la solidità dell'operatore e le sue autorizzazioni.
Peraltro la situazione complessiva sembra far propendere i rischi politici per lo più dal lato dell’Europa, perché gli USA dovrebbero aver schivato il "pericolo" Trump (che a Washington spaventa analisti e investitori), mentre nel Vecchio Continente le tensioni continuano ad aumentare anziché diminuire.

Accordi commerciali: rottura tra UE e Canada sul libero scambio

Il CETA, ovvero l'accordo di libero scambio tra Unione Europea e Canada, è a rischio. Le negoziazioni erano in corso da diversi mesi, parallelamente ad un analogo discorso avviato con gli Stati Uniti. Ma prima del weekend qualcosa si è definitivamente rotto, tanto che il Ministro del commercio canadese, Chrystia Freeland, se n'è andata molto seccata da tavolo di negoziato, accusando la UE: «Non sono capaci di arrivare ad un accordo internazionale sul commercio, anche con un paese paziente come il Canada».

Il Canada è stanco e mette a rischio gli accordi


Il problema che ha l'Unione Europea si chiama Belgio, che ancora non ha ratificato l'accordo per via della resistenza della Vallonia. Il leader Paul Magnette ha ritenuto "insufficiente" l'ultima ipotesi di compromesso per sbloccare l'intesa.

Intanto l'UE ha chiesto un po' di tempo per convincere anche la regione belga a dire di sì, ma Toronto è impaziente di chiudere la questione, visto che le lunghe trattative si protraggono da troppo tempo.

Il possibile fallimento del CETA ha allarmato anche l'Italia, che sul trattato di libero scambio conta molto per aumentare le proprie attività con il Canada. Il Ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, ha parlato di "gravissimo errore" commesso dall'UE, suggerendo l'utilizzo della procedura abbreviata "UE Only", che riserva la competenza alle sole Istituzioni europee, quindi senza che sia necessari una ratifica preventiva.

sabato 22 ottobre 2016

Sterlina, settimana stabile sul dollaro. Cosa significa?

L'apparente tregua riguardante la quotazione della sterlina potrebbe riservare grossi scivoloni nei prossimi mesi. Lo sostiene Bloomberg, che analizza l'andamento della valuta britannica. Dopo mesi vissuti in evidente calo, il GBP negli ultimi giorni ha oscillato entro un'area di relativa stabilità. Dalla fine di settembre fino all'11 ottobre, c'era stata una forte caduta da 1,3 dollari fino a 1,21. Negli ultimi giorni il cambio è rimasto sostanzialmente immutato attorno quota 1,225, e nel complesso il cross gbp-usd ha guadagnato lo 0,41% (dati del broker OptionWeb, opinioni e bonus proposti sono qui).

I possibili scenari della sterlina

Ma secondo Bloomberg è una stabilità apparente. Gli operatori, infatti rimangono tesi nei confronti della moneta britannica, soprattutto per le questioni legate alla probabile hard-Brexit.
Secondo "Societe Generale", è possibile che nel breve periodo il pound dia vita a un rally che lo porterà entro fine anno a 1,28 dollari, dal momento che avrebbe già scontato molti dei rischi di Brexit.
Attualmente secondo SocGen, la quotazione di 1,22 dollari incorpora anche il potenziale taglio del tasso di interesse dal parte della Banca d'Inghilterra, oltre che una flessione nell'economia del Regno Unito.

Consiglio: anche se ritenete di aver trovato una fonte dove trovare segnali forex gratis, dovete sempre sottoporre le vostre previsioni ad una verifica. Controllate sempre le performance, e privilegiati le fonti che vi spiegano anche le ragioni delle loro previsioni.

La sterlina ha trovato un certo supporto dal momento che gli operatori vedono nel suo deprezzamento una serie di benefici per una nazione che sta lottando per incrementare le esportazioni e ha bisogno di finanziare un deficit record delle partite correnti.

Però esistono ancora molti pericoli che minacciano la sterlina (che vanta la peggiore performance assoluta quest'anno, -17%), e in corrispondenza di notizie importanti potrebbero esserci dei movimenti bruschi al ribasso.


Imprese, la denuncia della Cgia: «Pressione fiscale al 49%, un'enormità»

Chi fa impresa, oltre a dover sostenere dei costi di apertura che sono molto più altri di quelli medi europei, deve fare poi i conti con una pressione fiscale che sfiora il 50%. In pratica su ogni 100 euro che guadagni, 500 se li prende lo Stato.
Come avere un socio alla pari che in azienda non fa nulla e però ti prende metà dei soldi. «Impossibile fare business così», denuncia la Cgia.

Il dato choc che penalizza le imprese

Va fatta una precisazione sull'allarma lanciato dalla Cgia. Secondo i dati ufficiali il carico fiscale è del 42,6% (rispetto al 50% denunciato dalla Cgia), ma in realtà nel fare questo calcolo sconta una distorsione.
Viene infatti dato dal rapporto tra le entrate fiscali/contributive ed il Pil prodotto in un anno. Però nel PIL viene inclusa anche la quota di attività "sommersa", cioè che non è in regola ed evade stabilmente le tasse.

Se il PIL viene depurato di questo dato e viene inclusa solo l'attività legale, allora il suo valore diminuisce ed ecco che si svela la percentuale "reale" di peso fiscale che grava sui contribuenti diventa 50%.
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E' chiaro che di fronte a queste cifre qualsiasi imprenditore, anche il più illuminato, fa fatica a reggersi in piedi. Vero è che il Governo Renzi ha previsto nella nuova legge di Bilancio una serie di misure per alleggerire il carico fiscale, ma comunque questo non cambierà molto le cose, visto che il peso delle tasse rimane ancora eccessivo.
A maggior ragione, si tratta di un'imposizione fiscale che si rivela ingiustificata rispetto alla qualità e alla quantità dei servizi pubblici erogati. Davanti a una situazione simile, diventa complicato immaginare che possa esserci quello slancio in grado di ridare vitalità alla nostra economia.

venerdì 21 ottobre 2016

Fusione: nasce il super-colosso del tabacco, Bat vuole Reynolds

Si profila la nascita di un vero e proprio colosso del tabacco. Il gruppo britannico Bat ha infatti annunciato di voler presentare un'offerta da 47 miliardi di dollari per acquisire il 100% di Reynolds, il colosso americano. In questo modo Bat diventerebbe leader negli Stati Uniti sia per quanto riguarda le sigarette che quello delle e-cig, ovvero le sigarette elettroniche. L'unico concorrente che rimarrebbe sul mercato è Altria, che vende le sigarette Marlboro.

I contenuti della fusione

Attualmente Bat è già un'azionista pesante di Reynolds, del quale detiene il 42,2%, ma dall'acquisto dell'altra parte del pacchetto azionario (57,8%) conta di giungere ad una fusione, prendendosi così i marchi Camel e Newport. In capo alla Bat fanno invece già capo i marchi Dunhill, Lucky Strike, Kent e Rothmans.

Tuttavia, la stessa azienda compratrice ha tenuto un profilo basso, ammettendo di aver presentato una proposta ma alla quale non ha fatto seguito alcun negoziato formale. Il gruppo britannico ha offerto 56,50 dollari per ogni azione Reynolds.

Non saranno tutti cash, però. Infatti 24,13 dollari verranno pagati mentre il resto verrà dato in azioni proprie, pari a un premio del 20% rispetto alla chiusura della vigilia dei corsi dei titoli Reynolds a Wall Street.
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Va precisato che anche se fosse avviata una trattativa, il percorso per giungere ad una acquisizione non sarà immediato e semplice. Servirà infatti il via libera da parte degli amministratori indipendenti di Reynolds, l'approvazione degli azionisti dei due gruppi e delle competenti autorità antitrust.

giovedì 20 ottobre 2016

Forex, volatilità spinta per Eur/Usd sulle parole di Draghi

La giornata dei mercati finanziari è stata caratterizzata dall'intervento del governatore della BCE, Mario Draghi. Nessuno si attendeva chissà cosa da questo discorso, tant'è vero che la cosa più interessante si preannunciavano le domande sul "tapering". A tal proposito, Draghi ha liquidato la questione dicendo che chi ne ha parlato, evidentemente non era ben informato.

Pomeriggio intenso sul Forex 

La Bce ha deciso di portare avanti il suo programma di Quantitative Esaing fino a marzo, ma anche oltre se sarà necessario. Ovvero come era inizialmente previsto. Draghi ha quindi rinviato eventuali nuovi decisioni sulla politica monetaria a dicembre.

Una decisione dovuta al fatto che a novembre ci saranno le elezioni USA, e che subito dopo la FED prenderà le proprie decisioni riguardo il rialzo dei tassi di interesse. Il consiglio direttivo ha deciso di continuare gli acquisti mensili per 80 miliardi di euro.

Sulla scia delle parole del governatore BCE, i mercati hanno vissuto momenti di alta volatilità, una situazione che ha creato fermento che quelli che vogliono guadagnare con le opzioni binarie.
Dopo una prima reazione al rialzo del rapporto EUR/USD (fino a 1,1039), il cross ha poi virato al ribasso toccando dei minimi a 1,0935. Nella stessa giornata, quindi, si sono toccati i massimi da una settimana e i minimi dallo scorso giugno (dati della piattaforma di trading online Plus 500).
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Quello che accadrà di qui a qualche tempo continua ad essere un dilemma. Il fatto che la BCE abbia annunciato che porterà avanti il Quantitative Easing fino a marzo come minimo, non significa che non possa fare una virata in corsa. A maggior ragione se la FED dovesse davvero decidere di alzare i tassi a dicembre, cambiando così le carte in tavola sul mercato. C'è anche da aggiungere che finora la politica monetaria BCE, non è stata in grado neppure di avvicinarsi all'obiettivo inflazione al 2%.

Tasse sulla casa costano oltre 50 miliardi agli italiani. Confediliza: «Troppe, vanno tagliate»

C'è un dato choc che riguarda le case in Italia: la pressione fiscale per i proprietari supera i 50 miliardi di euro. A tanto ammonta, secondo le stime di Confedilizia, il gettito che lo Stato Italiano otterrà nel 2016 dei tributi sul comparto immobiliare (per la precisione 50,8 miliardi di euro). Confedilizia sottolinea come malgrado l'eliminazione della tassa sulla prima casa, tra Imu e Tasi c'è stato un aumento del carico di quasi il 150% superiore al livello dell'Ici in vigore fino al 2011.

I dati choc sulle tasse sulla casa

In particolare, i tributi come Irpef, Ires e cedolare secca pesano per 9,2 miliardi. Più grosso il peso di Imu e Tasi, che valgono 22 miliardi, mentre i tributi indiretti sui trasferimenti fruttano allo Stato 9 miliardi. Infine quelli indiretti sulle locazioni pesano 1 miliardo mentre altri tributi come la Tari per 9,6 miliardi.

Per questo motivo, Confedilizia esorta il Governo a tagliare 700 milioni un carico fiscale. Anche se precisa che servirebbe una riduzione di "diversi miliardi". Tuttavia, dati i vincoli finanziari che limitano le possibili scelte dell'esecutivo, Confedilizia propone almeno un gesto a impatto più limitato, da inserire nella manovra.
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Quello che propone Confedilizia è l'avvio sperimentale della "cedolare secca" anche sulle locazioni commerciali nuove o per i negozi di vicinato, equiparare il trattamento fiscale dei canoni di affitto abitativi e non, porre un tetto all'Imu per le abitazioni affittate a canone calmierato, prorogare l'attuale aliquota del 10% sempre per il canone calmierato, reintrodurre la deduzione Irpef al 15% per i redditi da locazione, sopprimere l'Irpef sugli immobili non locati.

mercoledì 19 ottobre 2016

Greggio, il segretario Opec fiducioso: «La svolta è vicina»

Il mercato del petrolio continua ad interrogarsi sugli scenari futuri,in particolar modo cosa accadrà all'intesa Opec raggiunta il mese scorso ad Algeri. I paesi Opec riusciranno a dare un contenuto concreto a quello che per ora resta un "progetto" di accordo per ridurre la produzione di greggio?

La fiducia dell'Opec riguardo l'accordo sul greggio

Una spinta in tal senso arriva dalle parole del segretario generale OPEC, Mohammad Barkindo, durante la conferenza "Oli & Money" a Londra. «Algeri è stato un punto di svolta per il settore. Abbiamo intrapreso un riequilibrio del mercato dopo il crollo del 2014».

Intanto i prezzi del petrolio continuano a muoversi in salita. Il greggio di riferimento americano, il WTI con consegna a novembre, guadagna l'1,39% a 51 dollari al barile secondo la piattaforma XM di trading, mentre il greggio europeo Brent sale dell'1,49% a 52,45 dollari (potete approfondire il discorso sul broker XM, bonus e opinioni).
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A spingere la quotazione dell'oro nero, sono i dati relativi alle scorte USA che sono in diminuzione.Allo stesso tempo, dalla Cina, è arrivato il dato sulla produzione crude di petrolio, che ha messo in evidenza il secondo calo record, scendendo del 9,8% su base annua. Tutti numeri che al momento stanno sostenendo i prezzi del petrolio.

A settembre i 14 paesi che fanno parte del cartello hanno deciso di tagliare la produzione di circa 750 mila barili al giorno, fissando al tempo stesso un limite alla produzione a 32,5 milioni di barili. L'OPEC vuole a tutti i costi mettere in atto un piano per limitare la produzione di greggio, e proverà a dare contenuto concreto al piano durante il prossimo incontro fissato alla fine di novembre a Vienna.


Commercio record: Maserati vende 100 auto su Alibaba in un tempo choc

E' una vera e propria impresa quella che è riuscita a realizzare il colosso automobilistico Maserati. Un'impresa che evidenzia ancora una volta quanto possa essere potente il commercio elettronico. Già perché quella che stiamo per raccontarvi è una vendita choc avvenuta integralmente online, attraverso il colosso Alibaba.

Maserati e il commercio record

Si sa che i marchi di hard luxury occidentali fanno molta presa sui rampolli dei grandi magnati della finanza cinese, ma stavolta i ragazzi "millennials trentenni" hanno davvero fatto qualcosa di choccante.
In appena 18 secondi (avete letto bene, 18 secondi!) sono state venute lo scorso mese di marzo ben 100 Maserati. Più di 5 auto al secondo. Immaginate che giro di denaro è potuto avvenire in questo lasso di tempo pari a un soffio di vento.

Lo ha reso noto Rodrigo Cipriani Foresio, country manager per Italia Spagna e Grecia della piattaforma cinese di e-commerce, nel corso del suo intervento al Milano Fashion Global Summit. Poi ha aggiunto: «I prodotti occidentali compongono circa il 9% nel carrello dei consumatori asiatici. La proiezione nel lungo periodo dice però che potremmo arrivare al 40% nei prossimi 10 anni».
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Poi chiarisce alcuni aspetti relativi a quella vendita choc. «Il 70% di chi ha acquistato una Maserati sul nostro portale, l’ha prima configurata sul sito. Il coinvolgimento online viene però integrato negli showroom. Quelle con Alibaba o anche con Neiman Marcus sono operazioni di marketing ma la Cina è il mercato numero uno. Nel 2006 vendevamo 400 vetture, l’anno prossimo saranno oltre 15 mila».

martedì 18 ottobre 2016

Inflazione inglese all'1%. Ma in buona parte dipende dalla Brexit

Il livello dell'inflazione in Gran Bretagna è schizzato a quota 1%, e ben presto potrebbe centrare l'obiettivo del 2% fissato dalla Bank of England. Tuttavia, l'opinione dei più è che questo balzo sia dovuto alla Brexit e alla svalutazione della sterlina, cosa che l'Ufficio statistica Britannico nega, o quanto meno ci va cauto: «Non è detto che il dato di oggi sia dovuto alla svalutazione nella nostra valuta».

I dati britannici sull'inflazione


Partiamo dai dati. L'inflazione in Gran Bretagna a settembre ha toccato l'1%, ovvero il massimo da due anni. Gli analisti pensavano che avrebbe toccato al massimo lo 0,9%.
Secondo l'opinione condivisa, entro la fine dell'anno l'inflazione centrerà il target della Bank of England (2%) e nel 2017-2018 potrebbe varcare la soglia del 3 per cento.

La discussione riguarda l'impatto che la Brexit ha avuto su questo dato. Ovvero in che misura è dovuto alla svalutazione della sterlina, che è andata in calo dell'8% nel solo mese di settembre sia contro il dollaro sia contro l'euro (dati della piattaforma di trading binario IQ option).
Peraltro già nel bimestre giugno-luglio aveva perso circa 10-12 punti percentuali. Oggi c'è un deciso rialzo della sterlina, che guadagna lo 0,70% contro il dollaro, salendo a un cambio di 1,2271.

Quando si opera nel mercato valutario occorre essere preparati. A maggior ragione se si negoziano opzioni binarie. Sappiate che non esistono trucchi per opzioni binarie, ma l'unico modo per operare in modo proficuo è essere competenti e avere anche autocontrollo.

La salita dell'inflazione registrata oggi è per lo più legata alla crescita di due voci in particolare: benzina e gasolio, abbigliamento. Si tratta inoltre del dato massimo registrato da due anni a questa parte, visto che l’ultima volta che aveva visto l’1% era stato a novembre 2014.
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L'accelerazione che è stata registrata, vista anche la sua misura, potrebbe creare qualche problema al governatore della Banca d'Inghilterra Mark Carney. Tutti si aspettavano un rialzo, ma non così marcato. I dati sulla crescita economica nelle prossime settimane potranno aiutarlo a decidere che misure di politica monetaria adottare sia sul fronte dei tassi sia dell'allentamento quantitativo.

Truffa telefonica: dici "SI" a una domanda e ti cambiano il gestore

Sono migliaia le segnalazioni e le denunce che stanno arrivando alla Polizia di Stato, da parte di persone che si ritrovano improvvisamente con un cambio del gestore che non hanno mai autorizzato. Ed è bastato un semplice "SI" per arrivare a questa truffa.

La truffa del contratto via telefono

Il meccanismo è messo in piedi da società che chiamano sul cellulare o sul telefono fisso, senza però dare spiegazioni precise su chi siano o cosa facciano. La prima domanda spesso è quella cruciale, perché chiedono "Lei è il Signor...?", alla quale tutti quanti istintivamente rispondono SI.
Ecco quella risposta istintiva e scontata è la mossa che vi frega, perché la registrazione telefonica verrà manipolata e quel SI verrà incollato dopo la domanda sull'assenso al cambio di gestore.

Ma non basta solo questo. Queste società dopo aver approcciato in modo cortese, si mostrano interessate a ricevere informazioni relative a fatture di luce e gas perché si dicono sicure di potervi fare un trattamento molto più generoso.
Vi fanno prendere una bolletta, vi fanno leggere un po' di numeri e tra questi anche i codici pod e pdr. Roba che non significa nulla per il cliente, ma sono proprio i codici che servono per cambiare gestore. Saputi questi dati e ottenuta la parolina SI, il gioco è fatto e vi ritroverete con un nuovo contratto di fornitura di servizi senza che abbiate fatto nulla.

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«Il consumatore può tutelarsi chiedendo alla società di identificarsi esplicitamente, e mai deve fornire i propri codici Pod e Pdr - invita la polizia - Se invece è stato attivato un contratto di cambio gestore mai richiesto bisogna, quanto prima, disconoscere tale fittizia attivazione. Ricordiamo che il contratto concluso per telefono vale solo come proposta e va comunque confermato per iscritto da parte del consumatore, che è vincolato solo dopo aver controfirmato l’offerta. Se non c’è accettazione per iscritto non sorge alcun obbligo per il consumatore».
Se poi vi ritrovate pure con un contratto firmato da chissà chi (succede anche questo)... allora contattate un avvocato per andare in battaglia.

lunedì 17 ottobre 2016

Fusione tra Borse Londra e Francoforte, aumentano sempre più i dubbi

Il matrimonio tra la Borsa di Francoforte e il London Stock Exchange (del quale fa parte anche la Borsa di Milano dal 2007) è ancora avvolto nel dubbio. Potrebbe farsi oppure no. A proprio per questo motivo, la Consob per la seconda volta ha deciso di muoversi e chiedere spiegazioni. Il presidente della Commissione per il controllo della Borsa, Giuseppe Vegas, ha infatti recapitato una nuova lettera a Brydon (ovvero il presidente della LSE) per sapere a che punto sono i lavori.

Già aveva fatto un passo simile a luglio, e anche lì non aveva avuto riscontri importanti. L'interesse di Consob nasce dal fatto che l’Antitrust europeo dovrebbe decidere le condizioni per procedere alla fusione, ovvero se dovranno essere cedute delle attività per farla, onde evitare sovrapposizioni anti-concorrenziali.
 Tra le possibili cessioni, c'è la clearing house in Francia ma anche Borsa Italiana (ipotesi che però sembra improbabile). Da qui il grosso interesse di Consob di capire le evoluzioni dell'operazione.

Le incognite che pesano sulla fusione


Sull'operazione ci sono grandi incognite. La Brexit è quella più rilevante, visto che ora la sterlina è scivolata addirittura sotto la parità con l’euro (si può approfondire vedendo i dati di Plus500 forex broker). Questo aumenta la possibilità che l'affare venga congelato, tanto che gli analisti di Credit Suisse stimano una possibilità del 50% che vada in porto.

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La Borsa Italiana è considerato un asset redditizio per la London Stock Exchange, ma anche strategica. Peraltro il suo peso sarebbe debole, visto che avrebbe con un solo rappresentante su 14 nel consiglio del nuovo gruppo (Andrea Sironi). ecco perché molti pensano che il fallimento del merger sarebbe un vantaggio per l’Italia.
Altri però ritengono che se il merger dovesse chiudersi, sarebbe un bene anche per Piazza Affari perché ci saranno più investimenti in tecnologia e nel capitale.

Il polo Lse-Db, se dovesse formarsi, sarebbe il quarto al mondo tra le Borse, con 27 mila miliardi di dollari (ovvero 24mila miliardi di euro al cambio dollaro euro di oggi) di capitalizzazione (al 12 ottobre). I dati dello scorso marzo invece lo ponevano al secondo posto con oltre 30 mila miliardi, dopo Chicago.

Povertà, dato choc: nei centri d'ascolto del Sud vanno più italiani che immigrati

Arriva un altro dato inquietante che riguarda l'Italia, e in particolar modo il meridione. Secondo il Rapporto 2016 sulla povertà, l'indice in Italia è aumentato, e soprattutto cresce con il diminuire dell’età. Insomma più giovani si è, più si è a rischio di entrare nella fascia povera.

Le statistiche ufficiali e i dati Caritas mettono in evidenza che non sono più gli anziani i più indigenti, ma i giovani. E' un fenomeno in netta controtendenza rispetto alle rilevazioni del passato. La fascia giovane della popolazione è quella che risente in misura maggiore degli effetti della indigenza, provocata dalla crisi e della mancanza di prospettive di occupazione. In Italia i poveri sono 4 milioni e 600 mila persone, pari a un milione e 582mila famiglie.

L'Italiano chiede più sostegno a causa della povertà

Ma c'è un altro dato che lascia sbalorditi. Nei centri di ascolto del Sud Italia, si recano in prevalenza proprio gli italiani. Anche più degli immigrati. Per la prima volta nel 2015, infatti, la Caritas ha registrato che nel Meridione la percentuale dei nostri connazionali che chiede un sostengo ha superato di gran lunga quella degli stranieri. La statistiche dice infatti che gli italiani che si sono recati nei centri di ascolto sono il 66,6%, mentre la media nazionale di richiesta che giunge da parte degli stranieri si attesta al 57,2%. quasi dieci punti percentuali in meno.

Nel Nord del paese invece le percentuali sono invertite: gli italiani bisognosi sono il 34,8% e gli stranieri il 64,5%; al Centro gli italiani sono il 36,2% e gli stranieri il 63,2%.
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Riguardo all'identikit di chi chiede sostegno, si tratta di un italiano di età media attorno ai 44 anni, prevalentemente sposato (il 47,8%). Mentre minore è la percentuale di quelli celibi o nubili (26,9%). Tra i bisogni più frequenti che hanno spinto a chiedere aiuto, ovviamente c'è la povertà economica (76,9%), seguita poi dal disagio occupazionale (57,2%). Sono molto rilevanti anche altri problemi, come quelli abitativi (25,0%) e i disagi familiari (13%).

sabato 15 ottobre 2016

Ricapitalizzazione Unicredit: l'idea di 13 miliardi senza cessioni non convince

Riguardo all'aumento di capitale previsto per Unicredit si sono sprecate le cifre. L'ultima venuta fuori è la più alta di tutte. Unicredit, che rimane osservata speciale dai mercati, dopo i sondaggi positivi con gli investitori potrebbe elevare la richiesta fino a 13 miliardi di euro di ricapitalizzazione.

Nell'ultima seduta della settimana, il titolo UniCredit ha guadagnato l’1,9% a quota 2,11 euro. Siamo ancora molto lontani dai livelli degli inizi di settembre, quando veleggiava a 2,4 (dati Plus500: spread, bonus e opinioni sono qui).

Dubbi sull'importo della ricapitalizzazione

L'ammontare dell'aumento verrà formalizzato soltanto il prossimo 13 dicembre a Londra, quando verrà formalmente presentato il piano di rilancio dell'istituto bancario. Ci sono poi dei rumors che riportano anticipazioni sui requisiti minimi di capitale che saranno imposti alle banche europee dalla Bce entro fine anno (“Srep”). Dovrebbero essere una trentina le banche europee chiamate a rafforzare il capitale. E Unicredit figura tra queste. Per l'istituto, la Bce vorrebbe un Cet1 ben superiore al 12%.

Secondo molti analisti, però, uno scenario nel quale Unicredit opera una maxi-ricapitalizzazione senza apporto dal capitolo cessioni, è difficile da concretizzare. C'è chi ha sottolineato che una cosa simile comporterebbe un overhang non compatibile con l’attuale volatilità del settore (ossia il rischio che grossi quantitativi di azioni possano finire sul mercato, incidendo negativamente sui corsi).

Intanto in settimana Unicredit ha venduto un altro 20% di Fineco incassando 550 mln e 12 punti base in più sul Cet1 ratio. Mentre si parla della possibile cessione a breve di Pekao (l'asset più facilmente liquidabile), con il gruppo assicurativo Pzu che pare interessato. Ci sarebbe una trattativa ben avviata anche se l'offerta sarebbe di 3 mld contro i 3,5 che punta a incassare Unicredit. E poi c'è anche la questione Pioneer, anch'essa in odore di cessione. Lo scenario più rpobabile rimane quello di un aumento di capitale da 6 miliardi di euro, affiancato dalle cessioni di Pioneer e Pekao.

Sovrapprezzo a chi paga online: multate due compagnie aeree

L'acquisto di biglietti aerei tramite internet non deve essere motivo per penalizzare i clienti. Anzi, teoricamente dovrebbero essere agevolati. Per questo motivo l'Antitrust ha applicato per la prima volta l’articolo 62 del Codice del Consumo, quello che stabilisce il divieto assoluto di imporre un sovrapprezzo ai clienti italiani che utilizzano un determinato mezzo di pagamento.

Le sanzioni salate a causa del sovrapprezzo 


Nel mirino dell'Antitrust sono finite due compagnie aeree low cost, ovvero la Norwegian Air e Blue Air. Per loro è scattata una sanzione di 250.000 (ai primi) e 300.000 euro (ai secondi) per non avere rispettato la norma, che è stata introdotta nel nostro ordinamento a seguito del recepimento della direttiva 2011/83/UE in materia di diritti dei consumatori.

Se si impone un sovrapprezzo in relazione all’utilizzo di un certo strumento di pagamento da parte dei consumatori, si viola il citato art. 62 del Codice del Consumo. Ricordiamo che la norma riguarda non solo le carte di credito, ma anche tutte le altre forme di pagamento. Quindi anche bonifici e acquisti in contrassegno.

Questo divieto nel mercato italiano vale non solo per il trasporto aereo, ma per tutti i settori economici. Va aggiunto che le due compagnia, prima della conclusione dei rispettivi procedimenti, hanno comunque rimosso la ragione delle condotte scorrette.

venerdì 14 ottobre 2016

Coldiretti lancia l'allarme: il 44% degli italiani mangia cibi scaduti

La crisi ha spinto gli italiani a ridurre il più possibile gli sprechi alimentari. Cosa che detta in questi termini sembra positiva. In realtà però non è proprio così. Secondo quanto riferisce Coldiretti, infatti, più di quattro italiani su dieci (44%) mangiano alimenti scaduti, quindi oltre il limite di tempo indicato nelle confezioni.

I dati dell'indagine Coldiretti 


I risultati della prima indagine sui 'Cambiamenti delle abitudini alimentari degli italiani', rivela inoltre altri dati. In particolare, il 32% di quelli che mangiano cibi scaduti, lo fa anche una settimana dopo la data di scadenza. L'8% lo fa anche dopo e il 4% addirittura li consuma anche se scaduti da oltre un mese. Un dato questo allarmante.

L'aspetto positivo riguarda la riduzione degli sprechi, che secondo Coldiretti è diminuito per il 33% degli italiani. Il 31% invece ha dichiarato di averli mantenuti costanti, addirittura il 25% li ha addirittura annullati. Soltanto il 7% dichiara di avere aumentato i propri sprechi alimentari. Lo scorso anno ciascun italiano aveva buttato nel bidone della spazzatura 76 chili di prodotti alimentari.

Quello degli sprechi è un problema di carattere etico, ma anche economico. Infatti costano all’Italia 12,5 miliardi che sono persi per il 54% al consumo, per il 21% nella ristorazione, per il 15% nella distribuzione commerciale, per l’8% nell’agricoltura e per il 2% nella trasformazione. Ecco perché uno degli obiettivi della giornata mondiale dell'alimentazione FAO, è proprio il contenimento degli sprechi (nel mondo oltre 1/3 del cibo viene perso o sprecato, parliamo di 1,3 miliardi di tonnellate l'anno).

giovedì 13 ottobre 2016

Petrolio, flop al mini-vertice Opec. Il prezzo torna sotto quota 50 dollari

Un'altra giornata intensa si è consumata nel settore del petrolio. L’ennesimo tavolo di confronto organizzato dall’Opec a Istanbul per discutere dei tagli alla produzione, non ha infatti portato a nulla. Ci sono infatti state alcune incomprensioni riguardo alle quota di produzione di alcuni Paesi. Ad esempio, Venezuela ed Iraq rivendicano una livello di output maggiore di quella stimata dal cartello.

Mini-summit deludente, cala il prezzo del petrolio


Già le premesse di questo summit non erano state buone. Anche se riunione era allargata a produttori esterni all’Opec, in realtà c'erano solo Russia e Messico. Peraltro anche in rappresentanza dei 14 membri dell’Organizzazione, c'erano solo alcuni esponenti e neppure di rilievo. Erano presenti solo Qatar, Algeria, Venezuela, Emirati Arabi e Gabon.

Intanto, l'ultimo bollettino dell'OPEC pubblicato ieri ha confermato che la produzione del cartello è balzata ai massimi degli ultimi 8 anni, totalizzando a settembre un output di 33,39 milioni di barili al giorno, con una crescita di 220 mila rispetto ad agosto.

Chiara la delusione del mercato, che ha reagito spingendo nuovamente al ribasso - di circa l’1% - il Brent che è sceso sotto 52 dollari al barile, mentre il derivato sul WTI passa di mano a 49,74 dollari (dati della piattaforma LCG conto demo).

I dati sulle scorte USA

Intanto non sono giunti neppure dati positivi dagli USA. L'Api ha infatti evidenziato che le scorte di greggio Usa sono aumentate. Nella settimana conclusa il 7 ottobre sono infatti salite di 4,9 milioni di barili, contrariamente alle previsioni degli analisti che si attendevano un aumento di 900mila di barili. Si tratta del primo aumento in sei settimane.

Il Dipartimento all'Energia ha comunicato che gli stock di benzina sono scesi di 1,9 milioni di barili, più del calo previsto di 1,4 milioni di unità. Le scorte di distillati, che includono il combustibile da riscaldamento, sono calate di 3,7 milioni di barili contro stime per una flessione di 1,3 milioni di unità.
Infine l'utilizzo della capacità degli impianti è al all'85,5%, contro l'88,3% del dato precedente e l'87,4% atteso dagli analisti.

Wall Street sta per accogliere Snapchat, il colosso da 150 milioni di messaggi al giorno

Sta già scaldando Wall Street, anche se il suo sbarco è previsto solo a marzo prossimo. Intanto, però, arriva un passo importante per Snap Inc, ovvero l'azienda che ha inventato Snapchat, una delle app più utilizzate (soprattutto dai più giovani) per inviare contenuti multimediali.
Finalmente l'azienda è pronta all'Ipo, ovvero la quotazione in Borsa. Lo sbarco a Wall Street dell'impresa con sede a Venice (California) dovrebbe come detto avvenire a marzo. Secondo le prime indiscrezioni, a curare la messa su piazza dell'azienda ci saranno anche Morgan Stanley e Goldman Sachs.

Il valore dell'operazione per sbarcare a Wall Street


Per quanto riguarda la valutazione, si parla di importi esorbitanti per il servizio di messaggistica istantanea fondato nel 2011. Il valore dell'operazione dovrebbe infatti essere fino a 25 miliardi di dollari, ovvero 22,6 miliardi di euro secondo il cambio euro dollaro di oggi. Il che fa gioire anche i due advisor dell'operazione (appunto Morgan Stanley e Goldman Sachs) visto che potrebbero intascare una commissione del 30-40% sul totale dell'Ipo.

Snapchat ogni giorno fa transitare circa 150 milioni di messaggi che si "autodistruggono" una volta visti o letti. Il colosso social ha già spodestato nelle preferenze degli utenti un altro leader come Twitter, e andando sul mercato potrebbe crescere ancora di più.

Lo sbarco in Borsa dovrebbe dare qualche scossa si spera positiva, dopo le performance non proprio memorabili messe a segno dal settore negli ultimi tempi. Per non parlare dell'eccitazione di coloro che fanno trading online (azioni o opzioni binarie che siano), di avere a che fare con uno strumento che molti di loro stessi amano e utilizzano quotidianamente.

mercoledì 12 ottobre 2016

Mercati asiatici freddi, pesa il possibile rialzo dei tassi FED

Dagli USA a Tokyo, l'effetto Federal Reserve fa sentire la sua presenza. La scorsa notte i mercati asiatici hanno raffreddato i loro entusiasmi dopo che le probabilità di un rialzo dei tassi da parte della FED sono arrivate al 70%. E così, la prima a rintuzzare è stata la borsa di Tokyo, col Nikkei che ha chiuso in ribasso dell'1,09% a 16.840 punti.

Dollaro, yen e mercati

La forza del dollaro che prosegue, si è fatta sentire nei confronti di altre valute così come verso lo yen. Il cross USDJPY è salito a 104,26 dai 103,51 dell'apertura, come abbiamo visto dalla piattaforma IG markets (qui trovate recensione di IG markets, bonus e opinioni). Appena una settimana fa la coppia era scambiata poco sopra quota 100.

Per quanto riguarda la Bank of Japan, il governatore della banca centrale Haruhiko Kuroda ha fatto sapere che la BoJ continuerà ancora a comprare grosse quantità di bond. Vengono così smentite le voci che parlavano di una presunta riduzione dello shopping di JGB.
Secondo una comunicazione emersa oggi, la quantità di bond pubblici detenuti dalla BoJ ha superato per la prima volta i 400mila miliardi di yen (quasi 3.900 miliardi di dollari che al cambio euro dollaro di oggi sono circa 3540 miliardi di euro).

Dal punto di vista macro, in Giappone sono calati gli ordini “core” di macchinari, che è un importante indicatore degli investimenti di capitale delle imprese. Nel mese di agosto c'è infatti stata una  contrazione del 2,2% rispetto a luglio, in inversione di tendenza rispetto ai dati positivi di luglio rispetto a giugno, e giugno rispetto a maggio.

Lavoro "smart", boom in Italia: +40% in 3 anni

Lo "smart working" si sta diffondendo sempre di più in Italia, anche a livello subordinato. Si tratta di quelle forme di impiego che sono discrezionali riguardo all'orario, al luogo o anche agli strumenti di lavoro. Il numero di queste forme di lavoro dipendente è cresciuto del 40% rispetto al 2013, e oggi sono circa 250 mila quelli impiegati con questa formula.

Un nuovo concetto di lavoro


Secondo i dati dell'Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano, lo "smart worker" tipico è un uomo (nel 69% dei casi) di circa 41 anni e per lo più residente al Nord (52% dei casi, al Sudo solo il 10%).
Da questo tipo di organizzazione del lavoro, egli ottiene dei benefici sia nell'efficienza che nello sviluppo professionale, ma anche a livello di equilibrio tra tempo dedicato al lavoro e alla vita relazionale (familiare e non), molto meglio quindi rispetto ai lavoratori che operano secondo modalità tradizionali.

Sempre secondo questo studio, il 30% delle grandi imprese nel 2016 ha posto in essere dei progetti strutturati di Smart Working, mentre è ancora poco diffuso nelle Piccole e medie imprese, dove i progetti strutturati sono fermi al 5% dello scorso anno.

Secondo Fiorella Crespi, Direttore dell'Osservatorio Smart Working, «il lavoro agile in Italia non sia più un’utopia né una nicchia, ma una realtà rilevante e in crescita in grado di offrire una boccata di innovazione e flessibilità a un mercato del lavoro per troppi anni bloccato da rigidità e contrapposizioni».

martedì 11 ottobre 2016

Forex su Euro-dollaro: Bloomberg annuncia chi fa le previsioni migliori

Il desiderio di ogni forex trader è da sempre quello di realizzare delle previsioni che siano le più accurate possibili. Chiaramente, più lo sono e più saranno i guadagni che si possono ottenere. Adesso ci ha pensato Bloomberg a stilare la classifica dei migliori al mondo, in quanto a previsioni sull'andamento del cross euro-dollaro, quello più negoziato nel mercato valutario (qui trovate un confronto tra i migliori forex broker).

La graduatoria di Bloomberg sul Forex

La classifica di Bloomberg è stata stilata il 30 settembre scorso, ed ha posto al vertice un istituto italiano, ovvero Mps Capital Services, società di emanazione di Monte Paschi. Per ironia della sorte, l'istituto più in difficoltà nel nostro paese è anche quello più bravo (limitatamente al cross Eur-Usd, sia chiaro).
Peraltro la società del Gruppo Montepaschi si piazza anche al secondo posto sulle previsioni riguardo alcune valute emergenti, come ad esempio Real brasiliano e Lira turca.

Come mai Mps riceve questo riconoscimento? Bloomberg redige la graduatoria periodicamente, sulla base dei contributi elaborati da tutti i principali operatori mondiali. Per ogni mercato interessato (e per ogni operatore), viene poi calcolato il margine di errore tra la previsione e quanto realmente verificatosi sul mercato valutario. Quelli che hanno un minor margine di errore medio, finiscono ai vertici. 


Nel terzo trimestre del 2016, secondo Bloomberg è stata Mps a distinguersi per la qualità previsionale sull’andamento del mercato dei cambi, cosa ancora più ragguardevole visto il contesto di altissima volatilità, tipico dei mercati in questa fase storica. Monte Paschi non è nuova a queste exploit. Dal 2009 infatti fa parte dei migliori previsionali sui cambi, con riconoscimenti nel 2011 e 2014 su diversi cross valutari.

Debito Cina a livelli spaventosi. Il più alto di tutte le economie mondiali

Sono numeri da brivido quelli del bilancio della Cina. Il debito pubblico ha raggiunto livelli impressionanti, come ha preso atto il Consiglio di Stato di Pechino, ovvero il Governo vero e proprio cinese. E' stato annunciato un piano per l'abbassamento del livello di indebitamento delle imprese del paese, che ha raggiunto il 169% del pil. Appena 10 anni fa era al 105%. Attualmente la cifra choc è di 18.000 miliardi di dollari.

Disastro Cina, ecco come fronteggerà il debito




Se consideriamo il debito totale (ovvero la somma tra pubblico e privato) il rapporto arriva fino al 247% del pil, mentre nel 2005 era al 165%. Una situazione complicatissima, che ha spinto il governo a varare delle manovre per arginare il fenomeno. Le misure sono frutto di un coordinamento con la People’s Bank of China, il Parlamento e i ministri economici del governo, oltre che con i rappresentanti delle authority di controllo sulle imprese statali.

Dal momento che il debito delle imprese cinesi è più elevato di quello delle altre grandi economie mondiali, è stato varato un piano di conversione in azioni, il cosiddetto “debt-for-equity swaps”. Prevede che le società possano convertire il loro debito verso le banche in capitale. Sarà comunque necessario raggiungere prima un accordo con i creditori. Sarà invece vietato convertire in favore delle aziende “zombie”, ovvero quelle che presumibilmente sono destinate a chiudere nel prossimo futuro. Significherebbe infatti sfruttare il piano solo per non pagare le scadenze.

Per garantire che il piano di conversione abbia successo, il Consiglio di Stato sta pensando alla creazione di agenzie apposite, che fungeranno da intermediari tra le aziende e gli istituti di credito per la conversione dei debiti. Le banche cederanno loro i crediti verso le aziende coinvolte, poi spetterà alle agenzie occuparsi della conversione, finanziandosi sul mercato oppure emettendo obbligazioni. In sostanza, i crediti delle banche cinesi verrebbero cartolarizzati.

lunedì 10 ottobre 2016

Yuan ai minimi da 6 anni sul dollaro nel Forex


Dopo la settimana di festività per l'anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese, alla riapertura dei mercati chi paga dazio è lo yuan. La valuta cinese infatti crolla e toccai minimi da 6 anni sul dollaro nel corso della seduta di oggi.

Il cambio tra dollaro e Yuan

La banca centrale cinese (People's Bank of China), ha abbassato il cambio di riferimento dello yuan con il dollaro, portandolo al livello più basso da settembre 2010. Il nuovo livello è stato fissato a 6,7008 yuan per un dollaro, che è il valore attorno al quale la valuta cinese può fluttuare con un margine di più o meno il 2%.

E' la prima volta in sei anni che questo tasso finisce a 6,7 yuan, che aveva chiuso a quota 6,6745 il 30 settembre scorso, ultimo giorno di contrattazioni prima della pausa (per chi volesse capire di più di mercati monetari, o se si guadagna con il forex, può approfondire qui).

Il deprezzamento della valuta cinese era stato ampiamente messo in preventivo da parte degli investitori, dopo che lo yuan è stato incluso nel paniere dei diritti Speciali di Prelievo del Fondo Monetario Internazionale. Questa inclusione, decisa un anno fa, era diventata effettiva lo scorso 1 ottobre.

La People's Bank of China aveva annunciato un nuovo calo di 19 miliardi di dollari nelle riserve in valuta estera a settembre, dopo il calo record che c'era già stato nel mese di agosto per sostenere la valuta cinese, quando le riserve in valuta estera erano scese ai minimi dal 2011.

Istat: produzione industriale al top da 5 anni. Balzo a sorpresa

Arriva inaspettata una buona notizia sul fronte economico per l'Italia. Secondo le rilevazioni del Istat, infatti, ad agosto l’indice destagionalizzato della produzione industriale è aumentato dell’1,7% rispetto a luglio. Ancora più confortante è il dato tendenziale, visto che l’aumento è stato del 4,1%. Il migliore dato da cinque anni a questa parte.

Un dato ottimo quanto inatteso. Nella nota mattutina, gli economisti di Intesa Sanpaolo stimavano un calo mensile dello 0,1% della produzione. Se consideriamo il periodo da gennaio ad agosto 2016, la produzione è aumentata dell’1 per cento rispetto allo stesso periodo del 2015.

I dati diffusi dal Istat

Se si guarda al dettaglio dei dati Istat, emerge come la situazione sia ancora eterogenea. A farla da padrone è il comparto della produzione di veicoli, che ad agosto ha segnato un rialzo del +41,9% rispetto allo stesso mese del 2015. Nei primi 8 mesi del 2016, rispetto a quelli del 2015, il rialzo invece è stato del 9,5 per cento.

Se guardiamo ai singoli comparti, quello che vola è la fabbricazione di mezzi di trasporto (+19,2%), la metallurgia e la fabbricazione di prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (+13,6%). Bene anche la fabbricazione di macchinari e attrezzature (+11,7%).

L’indice destagionalizzato dà segnali molto positivi per i beni strumentali (+6,6%), quelli intermedi (+3,1%) e nel settore dell’energia (+1,4%). Al ribasso, invece, i beni di consumo (-0,5%).
In termini tendenziali, invece, gli indici sono ottimi per i beni strumentali (+12,5%) e intermedi (+7,6%), mentre vanno rivisti al ribasso quelli dell’energia (-4,1%) e dei beni di consumo (-1,3%).

Attenzione però agli eccessivi entusiasmi. Nella nota dell'Istat viene infatti chiarito che le variazioni sono state realizzate in un mese tipicamente caratterizzato da livelli di produzione molto bassi. E' chiaro che meno è il livello di produzione, più ampi saranno i divari in percentuale in caso anche di lievi differenze assolute.

domenica 9 ottobre 2016

Petrolio, gli investitori non si fidano dell'accordo Opec

Il futuro del mercato del petrolio continua a far discutere, e alimentare le più disparate opinioni. L'accordo tra produttori Opec che è stato raggiunto ad Algeri non sembra convincere tutti, anzi lascia perplessi i più. Insomma ci si fida ancora poco di certi annunci, visto che in altri precedenti circostanze il flop si è sempre nascosto dietro l'angolo.
In base a quanto emerso dalla riunione di Algeri la produzione del Cartello dovrebbe passare dagli attuali 33,24 milioni di barili al giorno a 32,5 milioni di barili.

La quota 50 per il petrolio

L'improvvisa intesa ha comunque ottenuto l'immediato effetto di dare una spinta alla quotazione del greggio. A New York è tornato poco sotto 50 dollari al barile dopo aver superato questa quota, mentre il Brent era arrivato in orbita 52 dollari al barile. Molti di quelli che fanno trading binario (qui trovate un confronto tra i broker, se cercate il miglior sito opzioni binarie) hanno visto comunque un andamento altalenante, il che spesso è una buona opportunità di guadagno (per chi ci sa fare, è ovvio).

Questo dimostra come è complicato fare trading in modo efficace, e spiega perché molti investitori alle prime armi preferiscono sfruttare i conti bonus senza deposito quando passano dal trading virtuale a quello reale.

Quel che riserva il futuro del mercato del petrolio però è una grande incognita. Secondo un’analisi condotta dall’agenzia specializzata “Bloomberg”, proprio l'Arabia Saudita, che tanto ha spinto per raggiungere un'intesa, rischia di ottenerne più danni che benefici.

«L'accordo sulla produzione dell'Opec, è risaputo che avrebbe richiesto sacrifici all'Arabia Saudita, e se Nigeria e Libia dovessero tornare ai loro abituali livelli di produzione, allora Riad dovrebbe tagliarla di un altro milione di barili».
Inoltre viene messo in evidenza come ad oggi l'accordo Opec abbia solo valore consultivo, perché una decisione concreta vera e propria verrà presa al vertice di Vienna del prossimo 30 novembre.