martedì 22 agosto 2017

Commercio, svolta nei supermercati Svizzeri: si vendono insetti

Da ieri 21 agosto 2017 c'è un paese nella UE che ha cominciato a commerciare insetti nei supermercati. Si tratta della Svizzera, dove la Coop ha cominciato a commerciare un prodotto che nell'Asia (specie quella Orientale) viene consumato da sempre. La vendita è cominciata in via sperimentale solo in alcuni supermercati (sette), e comunque non sono stati immessi nel circuito insetti veri e propri, bensì polpette e hamburger che tra gli ingredienti li includono. Per la precisione sono a base di larve della farina, ma presto ci si potrebbe allargare a grilli e cavallette, gli altri due insetti sdoganati la scorsa primavera dalla legge alimentare elvetica. Presto inoltre si procederà anche alla vendita diretta di insetti integri, da rielaborare in ricette personali. Cinquanta grammi di larve a 15,90 franchi, 20 grammi di grilli a 17,90. Coming soon.

Le norme UE sugli insetti in commercio

La Svizzera ha potuto deliberare in modo autonomo di dare il via libera a questo commercio perché non si tratta di un Paese membro Ue. Da noi invece teoricamente si dovrebbe aspettare l'entrata in vigore delle direttive comunitarie dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa). Quando accadrà nel 2018, non è detto comunque che automaticamente in Italia saranno sugli scaffali dei supermercati.

Ma cosa dice il regolamento europeo? I "novel food" non possono essere messi sul mercato se non è stato utilizzato in misura significativa per il consumo umano nella Comunità prima del 15 maggio 1997. Questo regolamento però verrà superato da uno che entrerà in vigore dal 1 gennaio 2018, il 22/83, che lo attualizza e consente appunto anche la vendita di insetti. Tuttavia occorrerà anche un altro passaggio: servirà un parere dell'Efsa, che può dare subito l'ok oppure può interessare tutti i paesi membri chiedendo osservazioni o obiezioni motivate. Solo dopo questi passaggi ci sarà una decisione di autorizzazione oppure di diniego.

domenica 20 agosto 2017

Inflazione USA troppo bassa, si allontana il rialzo dei tassi

L'appuntamento clou della settimana scorsa è stata senza dubbio la pubblicazione dei verbali del FOMC, ovvero l'organo di politica monetaria della Federal Reserve. Il documento ha dimostrato che l'istituto centrale americano vive più di dubbi che di certezze, e che c'è una spaccatura interna tra i membri riguardo le azioni da compiere. Questioni che hanno tenuto i trader con il fiato sospeso come è più di scoprire qual è il miglior sito forex trading. Ma alla fine si può dire che grosse novità non sono emerse.

Il problema dell'inflazione

Dalle parti della Federal Reserve si conferma alta la preoccupazione perché la dinamica dei prezzi non è ritenuta soddisfacente. Anche gli ultimi dati sull'inflazione hanno confermato che questa procede ad un ritmo ancora troppo basso per poter supportare i propri progetti monetari. Ed è proprio qui che sta il problema. La FED ammette che c'è un consenso diffuso e convinto sull'opportunità di avviare il processo di normalizzazione del bilancio entro breve termine. Ma è altrettanto diffuso il convincimento che la debolezza dell’inflazione è un ostacolo forte da tenere presente.

Il Comitato ha rivisto al ribasso le stime sull’indice dell'inflazione per la fine del 2017, per via del fatto che si è andata riducendo la componente core (ovvero i beni a minore volatilità). Questo ha agitato le acque in seno al Fomc, anche in presenza di dati migliori del previsto sul mercato del lavoro. Non bastano solo quelli, e finché non ci saranno dati in grado di confermare, o meno, la temporaneità dell’attuale basso livello dell’inflazione è meglio stare fermi. La lettura dei verbali quindi ha cambiato poco lo scenario del dollaro sul mercato valutario.

Gli effetti su Dollaro


Al momento sembra meglio evitare di negoziarlo, opure si può farlo sfruttando il bonus 25 euro trading offerto da alcuni broker. Ma altrimenti meglio strane alla larga perché la sensazione è che basti una scossa per farlo muovere in modo forte da una parte o dall'altra. Anche perché bisogna pure sottolineare le rinnovate preoccupazioni degli investitori sulla capacità dell'Amministrazione Trump portare avanti la sua agenda di politica economica.

venerdì 18 agosto 2017

Commercio: Amazon lancia "instant pickup". Compri online e ritiri in 2 minuti

Il colosso di e-commerce Amazon compie un ulteriore passo in avanti, accorciando ulteriormente le distanze che ancora esistono tra il tradizionale shopping fisico e quello virtuale. Ha infatti lanciato negli Stati Uniti un nuovo servizio che si chiama "Instant Pickup", tramite il quale è possibile fare degli acquisti online e poi ritirare la merce nei "punti di ritiro" appena due minuti dopo averle comprate su internet.

La nuova frontiera del commercio

Il servizio è ancora in fase di sperimentazione, che è stata avviata presso città con punti di ritiro allestiti in 5 luoghi universitari (i campus): Atlanta; Berkeley (California); College Park (Maryland); Columbus, Ohio; Los Angeles. Soltanto gli utenti del servizio “Prime” potranno acquistare alcune tipologie di merce come bibite, snack e oggetti elettronici. Dopo aver fatto l'ordine tramite la App di Amazon, si può andare a prendere la merce in uno dei punti preposti nel giro di un paio di minuti.

Il lancio di “Instant Pickup” è l'ultima mossa di Amazon per allargare il proprio giro di affari ed espandere la sua presenza nei negozi fisici. Appena qualche settimana fa aveva aperto delle librerie negli Stati Uniti e a giugno ha annunciato l’acquisto della catena Whole Foods Market per 13,7 miliardi di dollari.

Nel frattempo però Amazon incassa un brutto colpo da Trump. Il presidente USA infatti ha pubblicato un tweet accusando il colosso dell'e-commerce di «danneggiare in modo grave i commercianti che pagano le tasse: cittadine, città e stati sono danneggiati, persi molti posti di lavoro». Il gigante delle vendite online che è uno dei bersagli costanti del presidente su Twitter. La dichiarazione del tycoon, giunta durante la prima mattinata, ha creato tensione sui mercati e portando sul titolo Amazon un calo dell'1%, con una perdita di capitalizzazione pari a 5 miliardi di dollari.

mercoledì 16 agosto 2017

Bank of England, l'inflazione delude e la manovra restrittiva si allontana

Il giorno di Ferragosto è giunto il dato riguardante l'inflazione in Gran Bretagna. Secondo le rilevazioni dell'ufficio di statistica britannico, la dinamica dei prezzi al consumo è rimasta invariata. La crescita dei prezzi infatti rimane stabile al 2.6%. Si tratta di un valore appena al di sotto delle stime (2,7%), così come sotto la stima è stato il dato dell'inflazione core (salita 2.4% contro una previsione del 2.5%).

Problemi per la Bank of England


Questi dati non sono certo positivi per la Bank of England, che difficilmente potrà cambiare qualcosa nella propria politica monetaria nel breve periodo. Il Governatore Mark Carney quindi potrebbe evitare nuove misure di stimolo ma anche manovre di tipo restrittivo. Infatti il tono hawkish emerso di recente da parte di alcuni membri della BoE non è più plausibile.

Dal punto di vista valutario, la coppia EUR/GBP dopo aver tentato una mossa in ribasso, ha finito per innescare un rally significativo. I migliori segnali forex in tempo reale sicuri hanno puntato tutti al rialzo. Pertanto, sembra che il mercato proseguirà la propria generale tendenza rialzista.

Anche rispetto al dollaro la sterlina britannica si è mossa in forte ribasso il giorno di Ferragosto, fino a scivolare al di sotto del livello degli 1,2950$. Se romperemo sotto il supporto di 1,2850$, le cose potrebbero farsi drammatiche per il pound. E al momento i migliori segnali opzioni binarie affidabili gratis vanno tutti in questa direzione.

Volendo speculare sulle decisioni della Bank of England per i prossimi mesi, si deve necessariamente intrecciare il discorso con quello sulla Brexit. L'inflazione comunque in aumento e oltre il 2% potrebbe far pensare a un atteggiamento molto più hawkish. Ma è anche vero che l'indebolimento della sterlina ha fatto da volano proprio alla crescita dei prezzi. Se venisse eliminato anche questo, cosa succederebbe?

lunedì 14 agosto 2017

Tasse, ecco quali sono quelle per cui si litiga di più col Fisco

Ci sono tasse e tasse, anche sotto il profilo delle liti. Quelle che scatenano il maggior numero di contenziosi con il Fisco riguardano l'Ires, secondo una elaborazione dei dati fatta da Il Sole 24 Ore. L'Ires infatti lo scorso anno ha prodotto ben 15.068 nuovi ricorsi davanti alle commissioni tributarie provinciali e regionali. In pratica circa 117 liti ogni 10mila contribuenti. Le tasse per le quali si litiga di meno col Fisco invece sono Ici, Imu e Tasi, per le quali ci sono 8 ricorsi ogni 10mila possessori di immobili. Contrariamente a quel che si può immaginare l'imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) ha pure una bassa litigiosità, appena 13,7.

I dati sui contenziosi per le tasse

Da cosa dipende la litigiosità più o meno grande di un tributo? Anzitutto dalla sua complessità. Se la struttura o le modalità di riscossione sono articolate, maggiore è la probabilità che si generino liti. Chiaramente incide anche l'importo, perché su divergenze con il Fisco per poche decine di euro spesso si decide di non intraprendere la noiosa procedura del contenzioso.

Per questo motivo Ici, Imu e Tasi hanno una litigiosità bassa, dal momento che vengono calcolate sui valori catastali, che offrono meno margini di discussione. Stesso discorso per l'Irpef, visto che alcuni meccanismi di calcolo (come le ritenute), operano in modo meccanico.

Per questi motivi invece l'Ires - che grava sulle società - vanta il primato di litigiosità col Fisco. Le imposte sono complesse perché d'altronde è così anche la disciplina sul reddito d’impresa, aggravata anche dalle continue modifiche normative. Non è un caso che dietro all’Ires, in questa speciale classifica, ci siano altri due tributi che interessano principalmente imprese e autonomi, ovvero Iva e Irap. Va sottolineato anche un altro aspetto: la durata media delle cause con il Fisco si estende su più anni. Specialmente nel caso delle imprese, questo si traduce in un grosso impatto “sistematico” che il contenzioso genera sulla categoria.

sabato 12 agosto 2017

Sterlina sotto stress, sarà una settimana delicata con i dati macro

La sterlina perde quota sui mercati valutari, dopo che il presidente USA Trump ha acceso ancora di più la miccia alle tensioni con la Corea del Nord, aumentando così l'avversione al rischio da parte degli investitori. Ciò ovviamente ha avuto ripercussioni su quelle valute attorno alle quali si respira un maggiore sentimento in incertezza, come appunto la valuta britannica.

I fronti caldi per la sterlina

Durante la sessione asiatica, il valore della sterlina era aumentato contro i suoi principali rivali. In seguito invece, durante la sessione europea è scesa nuovamente. Contro l'euro e il dollaro Usa, la sterlina è scesa a 0,9069 e 1,2968, e potrebbe testare il supporto vicino a 0.91 contro l'euro e 1.27 contro il greenback (occhio all'Indicatore OBV on balance volume).

Per quel che riguarda il rapporto con l'euro, non si può trascurare una semplice analisi fondamentale forex: la coppia è fortemente influenzata dall’andamento dei negoziati tra il Regno Unito e l’Unione Europea. In questa fase senza dubbio questo aspetto sta favorendo l’euro e mettendo sotto pressione il pound. Questo significa che nel breve periodo potremmo rompere al di sopra della regione delle 0,92 per poi puntare verso il livello delle 0,95.

La settimana che sta per cominciare sarà inoltre interessante per la sterlina. Si attendono infatti numerosi dati importanti dal Regno Unito, e qualsiasi altro segno di debolezza economica potrebbe ulteriormente indebolire la sterlina. Se l'inflazione sarà inferiore a quella prevista dagli analisti, o le cifre del mercato del lavoro saranno deludenti, il Pound potrebbe subire conseguenze.

giovedì 10 agosto 2017

Lavoro, tribunale svizzero espelle straniera perché non cercava impiego

Trovati un lavoro oppure vattene via. Ecco la sintesi della sentenza che un tribunale di Zurigo ha emesso nei confronti di una cittadina straniera, una tedesca per la precisione. La donna viveva da tempo in Svizzera e non aveva mai cercato una occupazione per sopravvivere, mentre invece aveva goduto dell'assistenza dello Stato elvetico. Da cui ha percepito, nel periodo che va dal 2012 al 2017, ben 244 mila franchi di assegni di sostentamento. Parliamo quindi di 212 mila euro secondo i cambio attuale.

Svizzera assistenziale ma rigida sul lavoro

Da qui la decisione del Tribunale Amministrativo del Canton Zurigo, che le ha imposto di trovarsi un impiego oppure andarsene via. La donna era giunta in Svizzera 5 anni fa con i suoi 2 figli. Aveva cominciato a lavorare in una casa di riposo, ma dopo appena un anno si era ritrovata senza lavoro. Lo Stato le ha concesso un assegno per il mantenimento, e nel frattempo il suo nucleo familiare si è pure allargato perché ha fatto un figlio con un cittadino svizzero. Proprio a questo ultimo nato il tribunale svizzero ha fatto anche un accenno: "ha la doppia cittadinanza, svizzera e tedesca, quindi può anche andare a vivere nella sua altra patria. Oppure se vuole potrà rimanere col padre svizzero".

Non è neppure il primo caso analogo. Lo scorso anno ce ne furono 70, e un algerino venne mandato via e dovette lasciare moglie e figlio (svizzeri) perché non aveva trovato lavoro ed aveva percepito 400mila euro di aiuti sociali nel corso degli anni.

Nessuno sconto alla donna quindi. A svantaggio della quale c'è pure un numero eclatante: in Svizzera il tassodi disoccupazione è del 3%. In pratica se cerchi lavoro, lo trovi senza dubbio. I tempi per dare esecuzione alla sentenza sono molto stretti: la donna dovrà andarsene entro il 15 ottobre se non si sarà trovata un impiego stabile.

martedì 8 agosto 2017

Valute connesse alle commodities in calo per colpa di Cina e petrolio

Le valute connesse alle commodities, come quelle di Australia, Nuova Zelanda e Canada, si stanno indebolendo sui mercati finanziari, a partire dalla sessione asiatica. Un effetto importante le hanno avute le notizie che giungevano dalla Cina, dove c'è stato il rilascio dei dati commerciali, con cifre di esportazione e di importazione che non corrispondono alle aspettative degli analisti. Il report dell'amministrazione generale delle Dogane ha evidenziato che l'esportazione cinese è aumentata a luglio mentre c'è stato un rallentamento della crescita delle esportazioni. L'avanzo commerciale cinese è quindi salito a 46,7 miliardi di dollari, oltre la quota prevista dagli analisti che era di 45 miliardi di dollari.

L'altro fattore importante per le valute connesse alle commodities è il petrolio. La quotazione del greggio scende sui mercati, toccando 49,30 dollari al barile. I futures del petrolio greggio sono scesi a seguito della notizia di una maggiore produzione nel più grande giacimento petrolifero della Libia, e soprattutto per l'attesa circa l'estio del summit in corso ad Abi Dhabi.

L'andamento delle valute connesse alle commodities


Sotto il profilo valutario, durante la sessione asiatica il dollaro australiano è sceso a 1,4922 contro l'euro, 0,7913 contro il dollaro Usa e 87,52 contro lo yen. E' interessante osservare quest'ultimo grafico con l'indicatore alligator coccodrillo trading. Se l'aussie allungherà il suo downtrend, probabilmente troverà un sostegno di circa 1,50 contro l'euro, 0,77 contro il dollaro e 86,00 contro lo yen.

Scende anche il dollaro NZ, che tocca un livello di 9 settimane a 1,6065 contro l'euro e quasi un mese e mezzo a 81,31 contro lo yen. Se il kiwi estenderà il suo trend di downtrend, probabilmente troverà sostegno intorno all'1,63 contro l'euro e 80,00 contro lo yen. Contro il dollaro Usa invece il suo calo è stato fino a livello 0,7351.  Interessante è osservare su questo cross l'oscillatore indicatore stocastico forex.


Cala anche il dollaro canadese, che arriva a 1.2672 contro il dollaro USA e 87.27 contro lo yen. Se il loonie estende il suo downtrend, probabilmente troverà sostegno intorno al 1,30 contro il dollaro e 86,00 contro lo yen. Infine contro l'euro, il dollaro canadese è sceso a 1.4966 dal valore di chiusura di ieri

sabato 5 agosto 2017

Sanzioni pesanti alla Corea del Nord: stop a un terzo dell'export

Sono scattate delle pesantissime sanzioni a carico della Corea del Nord, che si ritrova adesso sempre più isolata. Il Consiglio di Sicurezza dell'Onu ha infatti approvato (e lo ha fatto in modo unanime) una risoluzione proposta dagli USA che rende ancora più rigide le sanzioni contro Pyongyang, a danno del quale viene tagliato in modo forte l'export. Il controvalore infatti raggiunge circa il miliardo di dollari, ovvero un terzo delle sue esportazioni complessive del paese nordcoreano.

La risoluzione colpisce i settori di carbone, ferro, piombo e prodotti ittici, vietandone le esportazioni. La cosa più rilevante è l'appoggio pieno della Cina all'Onu. Pechino infatti ha deciso di sposare la linea dura di Washington e schierarsi a favore delle rigide sanzioni.

Crisi, tensioni e sanzioni

Va detto però che in seno all'Onu nessuno è così ottimista da pensare che basteranno queste sanzioni a calmare Pyongyang. Anzi è convinzione diffusa che la crisi sia lontana da una soluzione, e che la minaccia nucleare rappresentata dalla Corea del Nord sia sempre forte.

La cosa grave è che il consigliere per la sicurezza nazionale americano H.R. McMaster, in una intervista alla Mnsbc ha fatto esplicito riferimento ad una possibile guerra preventiva, qualora la Corea del Nord non dovesse calmarsi e continuasse a fare mostra delle armi nucleari in loro possesso.

Quanto sia alta la tensione lo dimostra il fatto che la Corea del Nord ha risposto alle sanzioni economiche internazionali, facendosene quasi beffe. L'organo del partito di governo guidato da Kim Jong Un - il Rodong Sinmun - ha scritto che le misure Onu sono vane perché l’economia della Rpdc «si sviluppa a un ritmo notevolmente veloce nonostante le sanzioni e il blocco imposto dagli Usa».

venerdì 4 agosto 2017

Mercati valutari, l'euro sta per chiudere un'altra settimana d'oro

E' stata una giornata positiva per l'euro, quella appena vissuta sui mercati valutari (il forex). La coppia Eur-Usd è rimasta con decisione oltre la quota di 1,18 dollari, che porta il bilancio della settimana al +2%. L'euro quindi continua a mostrare una performance molto solida. Quest'ultima viene anche sostenuta dall'andamento dell'indicatore onde di elliott wave.

A trascinare ulteriormente la moneta unica ci hanno pensato alcuni dati macro recenti: PIL in accelerazione e manifattura ancora in espansione. L'unico problema resta l'inflazione ancora sotto il target. Proprio per questo l'ipotesi di una manovra restrittiva continua a essere poco concreta nel brevissimo periodo. Tuttavia secondo le analitiche valutazioni di broker Forex affidabili, l'euro potrebbe continuare a crescere ancora.

Dollaro e sterlina sui mercati valutari

Il dollaro invece continua a viaggiare con pochi acuti sui mercati valutari. Pesano i dati sulla crescita americana peggiore delle attese e le difficoltà politiche di Trump, oltre che un inasprimento delle tensioni geopolitiche con la Corea del Nord. Gli investitori aspettano di conoscere il dato sui Non Famr Payrolls, che saranno interpretati in chiave Fed, ovvero per capire se ci sarà oppure no il terzo rialzo dei tassi. Intanto il biglietto verde scende nei confronti dello yen. Il cross Usd-Jpy scambia a 110,49, e nel corso della settimana è sceso di oltre l'1%.


Sta messa peggio però la sterlina, che dopo aver tratto beneficio dai dati sul comparto manifatturiero, è poi scesa dopo la decisione di non toccare i tassi e soprattutto dopo le parole del governatore BOE, secondo il quale l'incertezza legata alla Brexit sta già pesando sull'economia del Regno Unito. Il cambio tra euro e sterlina è schizzato oltre l'importante livello psicologico di 0,90.

mercoledì 2 agosto 2017

Imprese al Sud, il decreto che le agevola è legge

E' arrivato il disco verde per il decreto sul Mezzogiorno. E' infatti passato con 276 voti favorevoli e 121 contrari alla Camera. Lo scopo della norma è quello di introdurre delle agevolazioni nelle regioni del Meridione: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Nello specifico è stata introdotta una misura ("Resto al Sud") che consentirà ai giovani meridionali under 35 con buone idee imprenditoriali di svilupparle nel proprio territorio. "Un'occasione per l'Italia", l'ha definita il premier Paolo Gentiloni su Twitter.

Le misure per agevolare le imprese

Grazie a questo decreto verranno stanziati quasi 3,5 miliardi per accelerare la ripresa del Mezzogiorno, definendo la cornice normativa per le Zone Economiche Speciali (ZES) che potranno essere individuate dopo il via libera ufficiale della UE sulla base delle proposte che arriveranno dalle stesse Regioni. Le ZES dovranno contenere almeno un'area portuale, e per loro sono previste delle procedure più snelle sia sotto il profilo amministrativo che per l'accesso alle infrastrutture.

Inoltre nel decreto è stata introdotta una norma che apre al ritorno in pista (anzi, su strada) della compagnia tedesca Flixbus, l'operatore a basso costo nel trasporto di linea su autobus a media e lunga percorrenza. Gli era stato messo il freno perché non utilizza mezzi di proprietà ma si appoggia a società che fanno questo servizio.

Le terre e le are edificate in abbandono

Va anche segnalata la misura che istituisce la "Banca delle terre abbandonate o incolte". In base ad essa i Comuni dovranno identificare i terreni e le aree edificate che risultino in stato di abbandono da lungo tempo (almeno 10 anni). A seguito di un bando pubblico, questi terreni potranno essere dati in concessione (al massimo per 9 anni) sulla base di un progetto di valorizzazione presentato da giovani tra 18 e 40 anni. Infine il decreto allunga i termini della Cassa Integrazione Straordinaria, che potrà essere ancora concessa (se le imprese che la adottano sono in aree di crisi industriale complessa) per un periodo di ulteriori 12 mesi, con deroga ammessa non una sola volta ma "per ciascun anno di riferimento" dell'accordo stipulato con il Ministero del Lavoro.

Un ultimo intervento riguarda le zone terremotate. Sono stati infatti stanziati 100 milioni sul Fondo di solidarietà UE per procedere alla rimozione delle macerie nelle aree del Centro-Italia colpite dal sisma dello scorso anno. Il decreto dispone inoltre che le case con danni gravi siano escluse dalla tassa di successione.

lunedì 31 luglio 2017

Finanza, il calo della PMI cinesi non colpisce le borse

La settimana sulle piazze finanziarie è cominciata con i dati giunti dalla Cina, dove l'indice delle attività manifatturiere è andato in calo dopo alcuni mesi positivi. Finora questo non ha pesato sulle Borse, che hanno aperto in territorio positivo ma comunque a rilento in attesa della raffica di trimestrali e del dato sull'andamento dell'inflazione nell'Eurozona a luglio.

Tornando alla Cina. Secondo quanto comunicato dall'Ufficio nazionale di statistica di Pechino, il settore manifatturiero a luglio ha frenato la crescita, nel mese di luglio, così come quello dei servizi. L'indicatore PMI si è infatti attestato a 51,4 punti, in calo rispetto ai 51,7 punti del mese precedente. Il dato è negativo anche rispetto alle aspettative del mercato, che avevano indicato 51,5 punti. Ricordiamo che sopra la soglia dei 50 il mercato comunque segnala una fase di espansione, e in Cina siamo al 12esimo mese consecutivo di espansione.

I dati dalla Cina e le reazioni della finanza


Scende in Cina anche l'indice PMI non manifatturiero (calcolato prevalentemente su costruzioni e servizi), che passa in luglio a 54,5 punti dai 54,9 punti di giugno (54,5 punti era stata anche la lettura per il mese di maggio). Va detto che analizzando i dati, si evince che l'espansione riguarda solo grandi imprese, mentre le piccole e medie imprese si sono ridotte nuovamente in contrazione dopo un trimestre positivo. Il divergente percorso di crescita delle grandi imprese e delle piccole e medie imprese mette in evidenza che il percorso per ridurre la leva finanziaria continua, il che fa male alle piccole e medie imprese più che alle grandi imprese.

Dal punto di vista valutario, come sta accadendo per la maggior parte delle valute asiatiche emergenti c'è un apprezzamento di valore. Lo abbiamo visto sul miglior sito per trading online. Va detto che incide anche la crisi politica statunitense e i dati economici tiepidi che hanno spinto il dollaro a bassi livelli pluriennali. I dati di venerdì hanno fatto capire ai trader che la Fed potrebbe non procedere ad altri rialzi dei tassi nel corso del 2017.

Lo yuan della Cina (parliamo di valute non principali per cui se non siete esperti fate solo trading bonus senza deposito) si è affermato sul mercato valutario ed si avvia verso il terzo mese consecutivo di guadagni dopo che la Banca popolare cinese ha fissato il midpoint yuan al suo livello più alto in oltre nove mesi, riflettendo la debolezza nel biglietto verde.

sabato 29 luglio 2017

Banca Monte Paschi diventa dello Stato. Ci costerà 8,3 miliardi di euro (o forse 10)

Il percorso di salvataggio della Banca Monte Paschi vive un altro passaggio. L'istituto più antico del mondo diventa una controllata dallo Stato italiano. Dopo la ricapitalizzazione e la conversione dei bond subordinati in azioni, il Ministero del Tesoro infatti possiede una quota del capitale pari al 53,45%. La pubblicazione dei due decreti pubblicati in Gazzetta Ufficiale rende chiaro questo calcolo. Inoltre la partecipazione statale potrebbe ulteriormente aumentare fino a giungere al 70% (in base alle richieste di conversione dei bond da parte dei risparmiatori).

Quanto costa salvare Monte Paschi Siena

Facciamo due calcoli. Il primo decreto del Mef applica il burden sharing, prevede la conversione dei bond subordinati del Monte dei Paschi in capitale. Questo porterà un aumento del capitale per circa 4,473 miliardi di euro, tramite l'emissione di 517,1 milioni di azioni al concambio di 8,65 euro. Il secondo decreto invece prevede per un aumento di capitale da 3,854 miliardi. Questo aumento verrà sottoscritto dal Tesoro per una cifra di 8,3 miliardi (sottoscriverà comprando 593,87 milioni di azioni a 6,49 euro ciascuna).

Nel caso in cui la partecipazione dovesse giungere fino al massimo, ovvero il 70%, l'ulteriore esborso per le casse statali sarà fino a 1,5 miliardi. Riguardo questo ultimo passaggio, va sottolineato che ci sono aspettative per un'adesione ampia all'offerta di bond senior. Essa coinvolge soprattutto una platea di circa 40.0000 risparmiatori che nel 2008 acquistarono agli sportelli di Mps la famigerata emissione 'Upper Tier II'.

Quali altri passaggi sono previsti? Intanto la prossima settimana è atteso il cda sulla semestrale, rinviato in attesa della pubblicazione dei decreti. Poi una volta che l'aumento di capitale sarà stato completato, i titoli della banca potranno essere riammessi alla quotazione. Questo dovrebbe accadere presumibilmente il prossimo autunno. Completato questo passaggio, probabilmente l'attuale Consiglio di amministrazione si dimetterà e verrà rimpiazzato con uno a maggiore rappresentanza del Tesoro.

giovedì 27 luglio 2017

Euro alle stelle grazie alla FED. Nel mirino quota 1,18

Se l'ultima volta era stato Draghi a spingere verso l'alto il cross Euro-Dollaro, ieri ci ha pensato la FED a dare l'ennesima spinta alla coppia più scambiata del Forex. Il cross tra moneta unica e biglietto verde infatti ha esteso il suo rally raggiungendo livelli che non si vedevano da tempo. Dopo il meeting di politica monetaria della Federal Reserve, la coppia è stata scambiata a quota 1,1748, come abbiamo visto sulla nostra migliore piattaforma forex demo trading.

Quando si scontrano due realtà che vivono momenti così diversi (ottimo per l'euro e debole per il dollaro) è inevitabile che si assista a certi rally. La salita dirompente della valuta europea è stata solo accentuata dall'atteggiamento dovish della Fed, che ha deciso di mantenere il costo del denaro nel range 1.00%-1.25% attuale.

Le prospettive del dollaro contro l'euro

Adesso c'è da chiedersi dove arriverà la coppia euro-dollaro. Secondo alcuni la strada sarebbe spianata verso quota 1,20, che potrebbe essere forse raggiunta in autunno. A sostegno di questa ipotesi ci sono soprattutto gli scenari di politica monetaria di BCE e FED. In Europa la crescita dell’economia procede benino e avanzano le aspettative sul tapering.
Addirittura neppure il tono più “dovish” di Draghi è riuscito a calmare queste aspettative. Dall'altra parte il periodo di debolezza del dollaro USA sta spingendo la Federal Reserve a premere il piede sul freno. Anche se le attese riguardo la crescita dell'inflazione continuano ad essere buone, al momento la probabilità di un nuovo rialzo del costo del denaro entro fine anno è inferiore al 50%.

Se facciamo una proiezione al futuro, non sarebbe sorprendente quindi che in autunno il cambio euro dollaro possa ancora beneficiare della riduzione della divergenza tra le politiche monetarie della Fed e della BCE. Per un po' di tempo quindi, i migliori segnali di trading gratuiti Forex dovrebbero ancora puntare verso il rialzo.

Chiaramente molto dipenderà dai dati macro che verranno resi noti in futuro. I livelli tecnici da monitorare restano 1,1800, area di forte interesse psicologico nonché luogo dove transita la media mobile a 200 periodi nel grafico settimanale.

martedì 25 luglio 2017

Banca MPS, stretta finale per la ricapitalizzazione. In arrivo i due decreti

La ricapitalizzazione precauzionale di Monte Paschi è arrivata a un passaggio importante. A breve verranno infatti emanati i due decreti del Ministero dell'Economia che devono dare il via concreto all'operazione. Grazie a tali decreti, il Ministero dell’Economia e delle Finanze chiuderà il capitolo MPS e sancirà in via definitiva la partecipazione dello Stato nell’istituto di Siena. Serve un esame da parte della Corte dei Conti, il che dovrebbe allungare solo di pochi giorni il processo fino all’emanazione. Non si andrà oltre l'11 agosto, termine ultimo per rimanere nei tempi dettati dalla Bce. Si confida comunque di chiudere tutto in tempi molto più rapidi.

I due decreti si muoveranno in un raggio d'azione delimitato da quadro disegnato dal decreto salva-risparmio di dicembre e dai piani per la ricapitalizzazione negoziati con Bruxelles e Francoforte.
Il primo di questi decreti si occuperà di indicare le caratteristiche della ricapitalizzazione. Il secondo invece definirà nel dettaglio i costi che dovranno sostenere gli azionisti e gli obbligazionisti subordinati.

L'operazione per salvare banca MPS

La ricapitalizzazione di MPS costerà allo stato 3,9 miliardi di euro, a cui si aggiungono altri 1,5 miliardi per il riacquisto dei bond subordinati. Alla fine il Ministero dell'Economia diventerà primo azionista dell'istituto di Rocca Salimbeni.  Almeno all'inizio nel portafoglio al Tesoro dovrebbe finire una quota intorno al 55% del “nuovo” Monte Paschi Siena. Poi, a seconda delle richieste di rimborso, la quota in mano allo Stato potrebbe salire fino al 70%.

Dopo che sarà stato concretizzato l'aumento di capitale, MPS potrà tornare in Borsa in autunno e l'attuale Consiglio di amministrazione dovrebbe presentare le proprie dimissioni. Si procederà quindi ad una nuova nomina del board, che dovrebbe essere ridotto a 7 o 9 unità. Se tutto procederà senza intoppi, questo passaggio potrebbe essere ultimato entro ottobre. L'operazione coinvolgerà circa 40mila piccoli investitori che nel 2008 hanno acquistato allo sportello della banca l’emissione Upper Tier II. Tutti i bond saranno convertiti in azioni che poi potranno essere "scambiate" con bond ordinari dell'emittente e garantiti dallo Stato e tutelati dei titoli junior.

domenica 23 luglio 2017

Sterlina sotto pressione. Il cross eur-gbp ha toccato 0,9

I prossimi saranno altri giorni caldi per l'euro e la sterlina. La coppia valutaria ha chiuso la settimana muovendosi in senso laterale fino a piazzare uno scatto verso il livello 0,90. Un valore tondo che ha un grosso significato psicologico, oltre ad essere un'area che in passato ha attratto una forte attenzione. Adesso bisogna vedere se la coppia riuscirà a rompere al di sopra di questo livello. In caso positivo il mercato potrebbe arrivare fino al livello delle 0,92. Nel frattempo molti si cautelano facendo forex hedging strategia, e allo stesso tempo qualche pullback offrirà l'occasione buona per degli acquisti intraday.

La situazione del cross euro-sterlina

Dal punto di vista tecnico, possiamo ritenere ragionevolmente che il livello delle 0,89 fungerà un po’ da base di questo mercato sull'euro-sterlina. Lo crediamo perché c'è un forte interesse di compratori e venditori attorno a questa area. Un pullback potrebbe spingere molti acquirenti dell’euro ad essere ancora più aggressivi. Rompere al di sopra del livello delle 0,90 sarà difficile, ma se dovesse succedere allora la spinta al rialzo sarà ancora più netta. Occhio comunque a come si muove l'indicatore MACD trading.

Occhio ai dati in uscita nel corso della prossima settimana. Si attendono infatti notizie importanti riguardo al PIL britannico del secondo trimestre (mercoledì mattina). Nel primo trimestre ricordiamo che il dato non è stato positivo (0.2%). Se dovesse esserci una svolta allora potremmo vedere una maggiore forza della sterlina sui mercati. Altrimenti avremo un motivo in più per credere che continuerà la debolezza della sterlina.

venerdì 21 luglio 2017

ICO, è boom: raccolti 1,3 miliardi di dollari nel 2017. Ma quante truffe

Il fenomeno delle Initial Coin Offering (ICO) è sempre più diffuso. Si tratta di quelle forme di finanziamento per le strartup che propongono soluzioni basate sulla blockchain, specialmente criptovalute. In cambio di denaro fresco (o di altra criptovaluta, solitamente Bitcoin) offrono una percentuale della crittografia agli stessi finanziatori del progetto (che in questo modo oltre al capitale possono beneficiare anche dell'eventuale rivalutazione della criptovaluta).

Volendo fare un esempio, è come se un casino vendesse le fiches prima ancora di aprire, e queste fiches vengono scambiate sul mercato sulla base di un valore "previsto" (in base al numero di quelle emesse e al probabile volume di scambio).

Siamo davanti a una sorta di crowdfunding per le startup di cryptomonete, ma con una differenza sostanziale. Questo sistema chiaramente non è regolamentato, e di fatto è nato proprio per avviare startup aggirando il processo rigoroso e regolato di capitalizzazione richiesto dalle Ipo tradizionali (Initial public offering). Va da sé che si tratta di un processo ad alto rischio di investimento e di gestione.

La diffusione delle ICO

Un paio di giorni fa una di queste ICO è stata bloccata per via di un assalto hacker, che ha fruttato a questi ultimi ben 7 milioni di dollari investiti nella nuova valuta (Coindash). Tuttavia se consideriamo le ultime settimane, altre hanno raccolto più di 200 milioni di dollari tramite ICO. E se allarghiamo il discorso a tutto il 2017, allora sono stati raccolti 1,27 miliardi di dollari. In tutto lo scorso anno l'importo complessivo era stato di 222 milioni di dollari. Le due monete più utilizzate in queste operazioni, ovvero bitcoin ed ethereum, hanno a loro volta beneficiato di questo iperutilizzo crescendo di valore.

Chiaramente assieme al fenomeno in sé, cresce anche il rischio che aumentino truffe o bolle speculative. Questo perché i risultati eccezionali di Bitcoin ed Ethereum, capaci di moltiplicare il proprio valore in breve tempo (Ether è arrivato al 3000%), ha allettato molti investitori che confidano in profitti da favola. Di fronte a questo scenario, Non stupisce quindi che molte Ico siano sorte a scopo fraudolento e puntano a sfruttare l'eccitazione da cripto-sistema per aggirare gli sprovveduti.

mercoledì 19 luglio 2017

Euro sempre più forte sui valutari. Attesa per le decisioni BCE

I fari degli investitori sono tutti puntati sul direttorio della BCE, che ha preso il via oggi e durerà fino a domani, quando l'istituto di Francoforte dovrà decidere cosa fare con i tassi di interessi di Euro landia. Va detto che nessuno si aspetta che ci sarà un ritocco da parte dell'istituto centrale. Comunque l'attenzione è rivolta alle dichiarazioni sulla futura strategia di progressiva uscita dagli stimoli monetari, il così detto tapering.

Dollaro e sterlina contro l'euro

Contro l'ipotesi di una stretta monetaria ci sono il fatto che l'inflazione continua ad andare in frenata e anche la forza dell'euro, che continua ad andare in salita.

Ieri la valuta unica è rimasta ancora oltre 1,15 grazie all'ennesimo composto rialzo (+0,67%). La coppia Eur-Usd é stata scambiata a 1,1554 alla fine della sessione USA. Il cross è in una fase di rafforzamento da tempo con l'indicatore ATR average true range che evidenzia una fortissima volatilità su questo asset. Dal punto di vista tecnico intravediamo un'area di resistenza a 1,1605 e supporto a 1,1451.

Va detto che anche nei confronti della sterlina l'euro sta facendo balzi in avanti. Il cross Eur-Gbp ieri ha ampliato la performance positiva con un incremento dello 0,78%. Nel breve periodo c'è un rafforzamento della fase rialzista con immediata resistenza vista a 0,8883 e primo supporto individuato a 0,8814. Potrebbero esserci sgroppate fino all'area 0,8952. Occhio alle indicazioni che ci giungono dall'indicatore frattale trading.

Il meeting BCE

Il secondo fattore che al momento ostacola il tapering è l'inflazione, che non riesce a toccare il target del 2% e conservarlo. La presenza di questi due fattori fa pensare ad un proseguimento della linea accomodante seguita finora da Mario Draghi. Ma soprattutto sono fattori che aiuteranno il presidente BCE a tenere a bada i "falchi", cioè i membri nel direttorio che spingono per procedere in tempi brevi ad una normalizzazione della politica monetaria.

I tassi in Europa sono fermi a zero da alcuni anni. Inoltre dal 2015 la EuroTower ha cominciato un programma massiccio di quantitative easing tramite che va avanti al ritmo di 60 miliardi di euro al mese. Questo programma dovrebbe durare fino a fine anno. Al meeting in corso però la BCE potrebbe avviare la discussione su cosa farà nei prossimi mesi. Ovvero se ha intenzione di cominciare il tapering e quando e in che misura. Da questi discorsi gli analisti valuteranno le loro prossime mosse sul mercato, che chiaramente attendono con attenzione la conferenza stampa esplicativa di Draghi, in programma domani.

lunedì 17 luglio 2017

Economia dei trasporti, prossimi 14 giorni terribili per una raffica di scioperi

Si prospetta una settimana nerissima per il settore dei trasporti, con enormi danni per l'economia. A causarli è una nuova raffica di scioperi che riguarderà diversi settori, proprio nel periodo in cui molti decideranno dai andare in vacanza. Si comincia lunedì in modo soft, con uno sciopero di quattro ore a Genova indetto da Cub Trasporti tra i lavoratori dell'Atm. Situazione complicata anche per il settore ferroviario a Torino, visto che Fast Mobilità ha chiesto ai propri aderenti di astenersi dalla prima metà della giornata lavorativa al terminal Porta Nuova.

Giovedì nero per i trasporti

La giornata peggiore dovrebbe essere giovedì. Ad essere colpita in modo forte sarà Roma, dove incrocerà le braccia il personale Atac. Lo sciopero durerà 24 ore per i dipendenti aderenti a Orsa, mentre solo 4 ore di sciopero - dalle 8.30 alle 12.30 - sono previste per i dipendenti che aderiscono all'Unione sindacale di base. Saranno quindi coinvolti bus, tram, metropolitane, ferrovie Roma-Lido, Termini-Centocelle e Roma-Civitacastellana-Viterbo, con le fasce di garanzia: il servizio sarà regolare fino alle 8,30 e dalle 17 alle 20.
Sempre giovedì l'Usb ha invitato ad astenersi dal lavoro anche il personale della Ctp di Napoli. Inoltre Faisa Confail e Sul hanno proclamato uno sciopero nazionale di 24 ore nel trasporto pubblico locale (esclusi i lavoratori di Bolzano, Genova, Abruzzo e Bari).

Settimana successiva le cose non andranno molto meglio. Martedì 25 c'è in calendario lo sciopero proclamato nel tpl di Bari e Trani dai sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil, e per i collegamenti marittimi di Liberty Lines in Sicilia. Il giorno seguente toccherà al trasporto aereo. Infatti la sigla Cub ha proclamato uno sciopero generale di 4 ore dei lavoratori dei lavoratori del comparto. L'astensione comincerà alle 13.00 e finirà alle 17.00. Lo stesso giorno inoltre ci sarà uno sciopero di 4 ore del personale navigante di cabina di Easy Jet aderente a Fit Cisl e del personale Enav aderente a Unic.

sabato 15 luglio 2017

Trader con gli occhi su Draghi. Settimana con focus sulle mosse della BCE

Si è chiusa una settimana intensa per i trader sui mercati finanziari, ed un'altra sta per aprirsi. Gli occhi saranno puntati sugli indicatori chiave che possono predire le mosse che faranno di qui a breve diverse banche centrali. Anzitutto la Fed. Nel corso degli ultimi giorni ci sono stati diversi scossoni in USA. La presidente della FEd, Janet Yellen, ha parlato due volte a Camera e Senato, mostrandosi molto più dovish di qualche giorno prima. Gli investitori hanno tratto la conclusione che la politica di normalizzazione monetaria sarà graduale.

Sul fronte della BCE invece si ragiona sulle prospettive di tapering. Nel corso dell'ultimo giorno di contrattazioni si sono diffuse indiscrezioni riguardo un possibile annuncio del tapering Bce nella prossima riunione del 7 settembre. Questo ha finito per mettere sotto pressione l'obbligazionario e dare la spinta all'euro. Sul valutario infatti, la divisa unica è volata nei confronti del dollaro, e i migliori segnali forex free hanno puntato tutti al rialzo contro il biglietto verde.

Draghi e la BCE nel mirino dei trader

Effettivamente l'euro-dollaro è schizzato nuovamente verso quota 1,145 e adesso le possibilità che possa raggiungere l'importante quota psicologica di 1,15 ci sono tutte. Anzi, secondo molti trader e soprattutto analisti questo potrebbe accadere presto. In tanti hanno ricaricato il conto opzioni binarie con postepay paypal e sono pronti ad agire, qualora dovessero giungere segnali importanti prossima settimana, quando è in programma il meeting di politica monetaria della Bce. Subito dopo ci sarà la conferenza stampa del presidente Draghi.

 E' chiaro che se Draghi dovesse confermare l'impronta leggermente più hawkish da parte dell'istituto centrale, allora l'euro schizzerebbe ulteriormente verso l'alto. Occhio però, che l'ultima volta che Draghi ha parlato i mercati hanno interpretato le sue parole in modo euforico. Sembra quindi logico aspettarsi che il numero uno della BCE stavolta ci andrà ancora di più con i piedi di piombo. Intanto gli USA incassano dei dati negativi sul fronte macro, specie quello riguardo l'inflazione,che hanno spinto il dollaro la ribasso contro molte major. Il Dollar index è scivolato giù.

giovedì 13 luglio 2017

Spesa per amministrazione pubblica, l'Ocse bacchetta l'Italia: dirigenti vecchi e strapagati

La spesa per amministrazione pubblica italiana è troppo elevata, anche in relazione a come è organizzato il lavoro: dirigenti strapagati, spesso troppo attempati per abbracciare le novità e con una crescente insoddisfazioni dei cittadini. Un disastro insomma. E' questo il quadro dipinto dal OCSE, che ha pubblicato un rapporto "Government at a Glance", mettendo sotto la lente di ingrandimento l'amministrazione pubblica dei Paesi membri. E purtroppo l'Italia viene spesso bacchettata.

I dati messo sulla spesa per amministrazione pubblica

Ci sono anche fattori positivi. Ad esempio l'Italia viene dietro solo alla Germania per quanto riguarda l'indipendenza delle autorità di regolamentazione dei principali settori di rete. C'è un lieve miglioramento anche nei conti, visto che il deficit è passato dal 5,3% del 2009 al 2,7% nel 2015 (meglio della media OCSE al 2,8%). Tuttavia, a causa della duplice recessione il debito resta altissimo, visto che nel 2015 ha toccato quota 157,5% rispetto al Pil, contro una media Ocse del 112%. Gli interessi da pagare sul debito sono giunti a quota 4% del Pil, meglio solo rispetto al Portogallo ultimo in classifica.

Ci sono alcuni fattori critici messi in rilievo dal OCSE. Ad esempio agli investimenti pubblici è andato solo il 2,1% del Pil nel 2016, in calo dal 2,3% del 2015, contro una media Ocse del 3,2%. Siamo indietro per quel che riguarda la spesa tramite appalti pubblici: solo il 20,5% del totale della spesa. La media OCSE è del 29%. Problemi riguardo il lavoro nella pubblica amministrazione. L'Italia ha la più alta quota di dipendenti statali ultra-55enni. Da noi sono il 45%, nel resto dei paesi più evoluti è al 24% medio. Inoltre c'è la quota più bassa di tutti circa i giovani tra i 18-34 anni che lavorano per il Governo centrale. Sono appena il 2%.

Inoltre la retribuzione è più elevata rispetto alla media, a maggior ragione se si arriva alle posizioni dirigenziali. I senior manager italiani in media prendono un compenso annuo lordo di 395.400 dollari. Siamo secondi solo all'Australia. La media invece è di 231.500 dollari, poco più della metà. La cosa paradossale è che per le mansioni di segreteria siamo oltre la media Ocse, mentre per i compensi ai professionisti siamo molto sotto la media: 67.900 dollari contro 88.700. Un ultimo aspetto: la soddisfazione dei cittadini nei confronti dei servizi pubblici è pessima.

martedì 11 luglio 2017

Sterlina giù nei confronti dell'euro. Si avvicina quota 0,90

I negoziati tra Londra e Bruxelles sulla Brexit sono cominciati, e già ci sono state le prima frizioni riguardo alla questione della reciprocità di trattamento. Questioni che ovviamente appesantiscono la sterlina sui mercati valutari, proprio mentre l'euro viaggia con il vento in poppa. Peraltro dobbiamo ancora addentrarci nei negoziati sulle questioni economico-finanziarie, che presumibilmente saranno di notevole importanza, se si pensa che da esse deriverà il futuro economico delle due parti in causa.

Il fatto che non ci sono grosse novità sostanziali non è un bene per la sterlina, dal momento che il fattore tempo gioca a sfavore della City. I negoziati dovranno chiudersi entro due anni, senza proroghe. Più avanti si andrà, peggio sarà per Londra. Le istituzioni finanziarie hanno infatti già chiarito alla May che l'incertezza sull'esito delle trattative è qualcosa che essi non sono disposti a tollerare.

L'andamento del cross tra euro e sterlina

Intanto nel Forex la valuta unica va in pressing sui massimi di giugno contro la sterlina (prima di fare investimenti, cercate sempre di scoprire qual è il miglior sito forex trading). Durante lo scorso mese la coppia EUR/GBP si è più volte andata a fronteggiare con la quota 0,88/0,885, ovvero massimi allineati di gennaio e marzo. Oggi siamo ad un nuovo assalto, e addirittura l'euro si è avvicinato a quota 0,89.

Il trend di lungo periodo è rialzista, e anche gli opzioni binarie segnali gratis affidabili vanno in questo senso. Qualche pausa non rappresenta certo un elemento di cui preoccuparsi. Soltanto qualora vi fossero delle discese sotto quota 0,8653, avvalorate dal cedimento di area 0,86, si potrebbe mettere in discussione l'impronta avuta da questo cross nell'ultimo periodo. A quel punto si potrebbe pensare ad una discesa verso 0,8520/0,855, punto di passaggio della media mobile a 100 giorni e ultimo riferimento per scongiurare il ritorno sui minimi di aprile a quota 0,83.

La prospettiva maggiore al momento però è che venga infranta la resistenza a 0,879/0,88. Da questo se ne ricaverebbe un segnale di forza notevole da parte della valuta unica, con possibili spinte verso 0,905, ovvero il massimo dallo scorso novembre.

domenica 9 luglio 2017

Lavoro, la Cgil quasi "raddoppia" il numero di disoccupati Istat: non 11% ma 18%.

Nell'ultima settimana si è parlato molto di dati sull'occupazione in Italia. Secondo la rilevazione Istat infatti il numero di coloro che lavora è sceso dopo 8 mesi di aumenti consecutivi. A maggio secondo i dati dell'Istituto di Statistica sono stati 51 mila coloro che mancano all'appello sul mercato del lavoro. Ben 141 mila in più rispetto a maggio 2016. Inoltre l'aumento s'è registrato solo nella fascia di età degli ultracinquantenni e dei dipendenti con contratti a termine. Il dato negativo riguarda invece i lavoratori stabili (-23mila) e indipendenti (-38mila).

I dati dell'Istat sul lavoro

Nel complesso il livello di disoccupazione è salito all'11,3%, ovvero +0,2 punti percentuali. Peggiora anche il quadro per i giovani. La quota dei ragazzi che non hanno lavoro è infatti salita al 37% (+1,8 punti da aprile).

Riguardo le persone in cerca di occupazione, l'unica quota in aumento è quella degli uomini, distribuito tra tutte le classi di età ad eccezione degli ultracinquantenni. Chiaramente è soprattutto il dato sull'occupazione giovanile che preoccupa, perché evidenzia che l'economia italiana genera pochi posti di lavoro per le nuove leve, e il Jobs Act non sembra aver dato i frutti attesi.

Il dato della Cgil sul lavoro

C'è però anche un altro aspetto da evidenziare. Secondo la Cgil infatti il dato sulla disoccupazione in Italia non è quello ufficiale, bensì un valore molto più alto. In un rapporto intitolato «La disoccupazione dopo la grande crisi», la Cgil sostiene che il tasso di disoccupazione potenziale è pari al 18.5%. Quindi parliamo di un valore che arriva quasi al doppio rispetto all'11,3% del dato ufficiale Istat di maggio. Parliamo di 5,2 milioni di persone.

Lo studio prende in considerazione le forze di lavoro potenziali (vale a dire le persone che riferiscono di sentirsi in cerca di lavoro) e sfrutta le rilevazioni Bce e la percezione degli intervistati contenuta nella Rilevazione continua delle Forze lavoro Istat. Nella ricerca vengono considerati non solo i disoccupati formalmente riconosciuti (circa tre milioni), ma anche le persone che all'interno delle forze di lavoro potenziali aggiuntive (FLPA), riferiscono di sentirsi in cerca di occupazione (condizione percepita) anche se non hanno fatto atti formali di ricerca.

venerdì 7 luglio 2017

Mercato del lavoro USA nel mirino dei trader. Il futuro del dollaro è in bilico

Dopo le minute della FED, il dollaro ha ripreso slancio nei confronti dell'euro. O quanto meno non ha perso altro terreno. Oggi il biglietto verde macina guadagni su molte major, ma gli investitori sono in attesa che si completi il quadro macro con i Non Farm Payrolls. Il report sul mercato del lavoro dovrebbe infatti arricchire di altri contenuti gli spunti forniti dalle minute del Fomc, e incidere sulla strategia hedging forex e opzioni binarie.

L'attesa per il report sul mercato del lavoro

Ricordiamo che il report della seduta delle Federal Reserve avvenuta a giugno, quando è stato deciso un ulteriore aumento del costo del denaro di 25 punti base, ha fatto capire che la FED non rallenterà il suo percorso di normalizzazione dei tassi.
Anche per questo il dollaro è in salita contro le altre principali valute questo venerdì, dopo il leggero calo avuto ieri (per via del report ADP che ha mostrato la creazione di 158.000 posti di lavoro a giugno, ovvero meno di quelli che si attendevano gli analisti). Inoltre le nuove richieste di sussidio di disoccupazione inaspettatamente hanno virato al rialzo, crescendo di 4.000 unità a 248.000.

Da questo quadro si capisce come i mercati siano avvolti nel dubbio: dare ascolto ai dati deludenti sull’inflazione oppure fare affidamento sulle parole ottimistiche del Fomc? Proprio in ragione di questo dubbio, c'è una discreta attesa circa i dati in uscita questo pomeriggio. Se dovessero essere positivi, allora è presumibile che il cross Euro-Dollaro possa ricevere una spinta verso il ribasso. Attualmente gravita attorno il livello 1,14 (si utilizzi l'indicatore RSI trading opzioni binarie forex).

Il vertice politico con Trump

Attenzione però anche a quello che succederà sul fronte politico. Ad Amburgo c'è oggi il G-20 più importante di sempre, visto che all'appuntamento partecipa per la prima volta anche il presidente americano Donald Trump. Ieri il presidente americano Donald Trump ha incontrato Angela Merkel per discutere dei temi che saranno trattati al vertice, compresi i temi di politica internazionale, quali la Corea del nord ed il Medioriente. Il G-20 sarà l'occasione per fare il punto sulle relazioni tra USA e Russia, le cui tensioni si ripercuotono inevitabilmente anche sulla forza del dollaro.

mercoledì 5 luglio 2017

Ricapitalizzazione preventiva, l'Europa dà il via libera a MPS

Monte dei Paschi ottiene il via libera dalla Commissione Europea. Il piano di ricapitalizzazione precauzionale da 4,5 miliardi può andare avanti. Il salvataggio della banca toscana spetterà allo Stato (che avrà una quota del 70%), ma anche azionisti e obbligazionisti non privilegiati, per un importo complessivo di 4,3 miliardi di euro. La partecipazione privata è stata voluta per ridurre l'impegno complessivo pubblico (MPS inoltre ha raccolto circa 500 milioni di euro, con la vendita di alcune attività).

L'ok della Commissione UE alla ricapitalizzazione preventiva

Per dare l'assenso al piano di ricapitalizzazione di MPS, la Commissione Europea ha voluto che fosse predisposto un piano di ristrutturazione che prevede un riorientamento dell'istituto verso le piccole e medie imprese.

Ricordiamo che in base alle norme europee, la ricapitalizzazione precauzionale è consentita ma solo a determinate condizioni. Anzitutto la banca deve essere solvibile, deve essere predisposto un piano di ristrutturazione efficace, nell'operazione di ricapitalizzazione preventiva vanno coinvolti azionisti e obbligazionisti non privilegiati. 

Il nuovo business

Quello che verrà fuori sarà un nuovo modello di business di Monte Paschi, con un bilancio ripulito da oltre 26 miliardi di crediti deteriorati (saranno ceduti ad una società veicolo finanziata con fondi privati. Questa operazione sarà finanziata parzialmente dal fondo Atlante II). Il piano di ricapitalizzazione servirà inoltre a far fronte ad un maggiore fabbisogno di capitale nel caso di un peggioramento inatteso delle condizioni economiche.

Va anche aggiunto che è stato messo in conto di rimborsare fino a 1,5 miliardi di euro ai titolari di obbligazioni subordinate al dettaglio, che furono vendute in modo scorretto. Potranno quindi richiedere un risarcimento alla banca.
Il modello di business rinnovato, prevede che Mps si diriga verso la clientela al dettaglio e le piccole e medie imprese. L'istituto aumenterà l'efficienza e migliorerà la gestione del rischio di credito.

lunedì 3 luglio 2017

Strette monetarie più vicine, i mercati cominciano a tenerne conto

L'ombra delle banche centrali aleggia sui mercati. Sono le prossime mosse dei massimi istituti bancari a orientare o frenare le azioni degli investitori. I mercati azionari stanno attraversando una fase d'incertezza, che è dovuta proprio alla prospettiva più o meno certa che si sta avvicinando una serie di strette monetarie.

BoE e BCE verso due strette monetarie

La prima a muoversi in questo senso è stata la Fed, che ha avviato il percorso della normalizzazione sul finire del 2016. Adesso tocca soprattutto a Gran Bretagna ed Eurozona. Sembra invece difficile assistere presto ad una svolta restrittiva in Giappone.
La più vicina è la Bank of England. Forse già sarebbe cominciato se non ci fosse stata la Brexit in mezzo, con tutto il carico di incognite che si porta dietro. Ma il fatto che nell'ultimo meeting di politica monetaria 3 su 8 abbiano votato per cambiare rotta è un grosso segnale. E la crescita della sterlina - molto sensibile alla politica monetaria della BoE - lo testimonia (se volete fare trading su valute leggete prima le migliori broker Forex recensioni).

Poi c'è la Banca Centrale Europea. Ultimamente hanno fatto rumore alcune parole di Mario Draghi sulle tendenze alla reflazione e la forza della ripresa europea. I mercati hanno interpretato questo slancio ottimistico come una stretta sempre più vicina. Ed anche se la Bce ha chiarito che non si trattava di alcun segnale particolare, nel corso dei giorni successivi l'euro ha messo il turbo sui mercati valutari. La valuta unica si è portata ai massimi da un anno sopra 1,14 dollari, con l'oscillatore stocastico trading schizzato in area di ipercomprato.

Dati macro in uscita

In questa settimana ci sono diversi spunti macro interessanti. L'attenzione si concentra sul Pmi manifatturiero e sulla disoccupazione nell'Eurozona. Ma sarà molto importante conoscere il contenuto dei verbali della riunione della Bce dell'8 giugno a Tallinn. Riunione in cui il direttivo dell'istituto centrale ha lasciato invariati i tassi d'interesse e ha confermato durata ed entità del Quantitative Easing.

sabato 1 luglio 2017

Export agricolo: stop verso lo Russia, danno miliardario per l'Italia

Altri danni in arrivo per l'economia italiana. L'export di prodotti agricoli verso la Russia infatti si fermerà, dal momento che il presidente Vladimir Putin ha firmato il decreto che proroga il contro-embargo rispetto alle sanzioni UE. In sostanza scatta di nuovo il divieto di importare prodotti agricoli, lattiero-caseari, carne e altri alimenti fino al 31 dicembre 2018.
Il Cremlino ha preso questa decisione come risposta immediata alla decisione presa il 28 giugno scorso in Consiglio Ue (assunta all’unanimità), che ha allungato il termine di scadenza delle sanzioni economiche fino al gennaio 2018, per via della mancata attuazione degli accordi di Minsk.

Situazione delicata che compromette l'export

Le relazioni tra Russia e Occidente sono peggiorate per la situazione in Crimea e Ucraina. Nell'estate del 2014 la UE e gli Stati Uniti avevano introdotto sanzioni contro interi settori dell'economia russa, dopo aver in precedenza imposto misure afflittive individuali contro funzionari e rappresentanti d'impresa.

In base alle sanzioni, la Russia viene isolata dal punto di vista diplomatico e inoltre viene limitato l’accesso ai mercati dei capitali primari e secondari dell’Ue. Oltre a questo viene vietato anche l’import/export di armi, vengono limitati gli accessi a servizi e tecnologie sensibili Ue, vietano visti e congelano beni a cittadini e società russe e, infine, prevedono misure restrittive alla sola Crimea, per l’annessione condotta da Mosca.

Se la sanzione UE durerà altri 6 mesi, Mosca ha risposto raddoppiando: altri 12 mesi. Questo doppio bando secondo Coldiretti finora è costato al made in Italy 1 miliardo di euro. viene fortemente penalizzato il made in Italy e sta mettendo in crisi i rapporti commerciali di molte aziende con Mosca, rendendo ancora più complessa una situazione già precaria. La beffa è che questo blocco giunge proprio nel momento in cui il mercato russo fa segnare un incremento record delle esportazioni Made in Italy del 26,7% (nei primi 5 mesi del 2017). Insomma il prodotto italiano tira, ma non potremo incrementare la sua vendita all'estero.

giovedì 29 giugno 2017

Petrolio in ripresa, ma possiamo davvero dire che la burrasca è finita?

Il mercato del petrolio continua ad avere un andamento altalenante. Nel corso dell'ultimo mese la quotazione del WTI a New York è precipitata da 51 dollari fino sotto ai 43 dollari al barile. Poi piano piano e con molta fatica ha ripreso un poco quota. Il rialzo è più che altro dovuto alle coperture short. Il Wti con scadenza ad agosto oggi si aggira attorno ai 45 dollari al barile, mentre il Brent con scadenza a settembre viaggia sui 48 dollari (vedete i due grafici con l'indicatore Awesome Oscillator trading).

Segni di ripresa sul mercato del petrolio

L'ultima scossa al mercato l'ha data il rapporto pubblicato dall'Agenzia degli Stati Uniti per l'Informazione sull’Energia (Eia). Il suo ultimo rapporto sulle scorte di benzina evidenzia una diminuzione che è andata oltre il previsto (Le scorte di benzina sono diminuite di 894000 barili, invece dei 583000 attesi). Le scorte di greggio sono invece aumentate, ma anche in questo caso il dato è minore di quello segnalato dall'API (American Petroleum Institute). Infatti durante la settimana conclusasi il 23 giugno, le scorte hanno avuto un incremento di 118mila barili, questo per via della riduzione della produzione attuata dalle raffinerie. Le previsioni degli analisti erano per un calo di 2,6 milioni di barili.

Non stupisce quindi che siamo al sesto giorno di fila in cui il petrolio marcia al rialzo. Ma c'è ancora da avere molta prudenza. Non per niente nella giornata di mercoledì la quotazione si è mossa in modo molto più agitato (noi abbiamo usato l'Ichimoku Kinko Hyo strategia). Segno che le turbolenza rimangono.

Il prossimo appuntamento importante è quello con i dati riguardanti il numero di pozzi petroliferi attivi negli Stati Uniti, che verranno pubblicati nella giornata di venerdì. Se si saranno ridotti per la prima volta in 23 settimane, allora forse qualcosa di più concreto in chiave ribassista si potrà dire. Intanto va segnalato che la banca americana Goldman Sachs ha ridotto le sue previsioni sul prezzo del WTI nonostante il recupero delle ultime sedute, portandola a 47 dollari.

martedì 27 giugno 2017

Lavoro, McDonald's sostituirà 5mila cassieri con un totem elettronico

La tecnologia cambia anche McDonald's e avrà un grosso impatto sul lavoro. Circa 5mila addetti potrebbero essere infatti tagliati dall'organico del colosso del fast food, che intende rimpiazzarli con dei totem elettronici. 
Una rivoluzione che avrà un duro impatto ma - secondo l'azienda - andrà a tutto vantaggio dei clienti. Dovrebbero infatti ridursi i tempi di attesa e rendere molto snello il pagamento, visto che accettano carte di credito e bancomat.

I benefici per McDonald's e le ripercussioni sul lavoro

Tuttavia l'impatto immediato dei chioschi digitali sarà soprattutto su mercato de lavoro. Ci sono 2.500 cassieri che entro dicembre dovranno lasciare il proprio posto presso McDonald's. Poi ce ne saranno altri 3mila per i quali è prevista la sostituzione nel corso del prossimo anno. Che fine faranno non si sa.
Nella migliore delle ipotesi verranno reimpiegati in altre mansioni. Ma solo se le loro competenze personali e professionali lo consentiranno.

Di sicuro un vantaggio immediato lo avranno le casse dell'azienda, che risparmieranno sui salari. L'introduzione dei sistemi automatici di pagamento infatti costringerebbe il colosso UsA a dover adeguare gli stipendi dagli attuali 7,25 a 18 dollari. Con i tagli non ce ne sarà bisogno. Va anche aggiunto che il salto tecnologico di Mcdonald's non finisce solo ai totem. Infatti entro fine anno sarà possibile effettuare le ordinazioni via pc in 14mila punti vendita.

La situazione in Italia

Ma accadrà anche in Italia? Sicuramente sì. Al momento i totem che consentiranno di saldare gli ordini fatti non rappresentano ancora un rischio concreto per i dipendenti. Qui da noi ricordiamo che ci sono 530 ristoranti, che potrebbero essere "salvati" dal fatto che al momento non c'è ancora grande propensione a liberarsi dal contante. In America con le carte di credito pagano pure le sigarette, qui da noi vengono utilizzate solo per grossi importi. Ecco perché il totem potrebbe sbarcare più tardi, o comunque limitare notevolmente l'impatto sul lavoro.

domenica 25 giugno 2017

Cripotvalute, il flash crash di Ethereum pone tante riflessioni...

Abbiamo più volte sottolineato come le criptovalute non siano investimenti adatti per chi non ha nervi saldi e un cuore forte. La dimostrazione lampante è arrivata nei giorni scorsi. Per la precisione è successo mercoledì notte. Nel giro di pochi istanti il prezzo di un’unità di Ethereum - la criptovaluta più in voga dopo Bitcoin - è prima crollato da 317 dollari ad appena 10 centesimi, e poco dopo è schizzato verso l'alto riportandosi in linea ai livelli pre-crollo sui 340 dollari. Provate ad applicare il Market facilitation index (MFI) al grafico e vedrete cosa succede...

Il flash crash e le criptovalute

Cosa c'è dietro all'improvviso crollo di Ethereum? Cosa ha provocato questo tonfo istantaneo? La motivazione è di tipo tecnico. La piattaforma di trading GDAX ha ricevuto un ordine multi-milionario di vendita - qualcuno parla addirittura di 30 milioni di dollari - e questo ha fatto precipitare il valore di Ethereum, dal momento che di solito i volumi negoziati sono relativamente bassi di notte.

Tutto questo ha causato un crollo della quotazione fino a 224,48 dollari. A sua volta questo calo improvviso ha fatto scattare 800 “stop loss” degli investitori, per cui sono partite altre vendite. L'effetto domino ha spinto il valore di Ethereum al minimo di 10 centesimi, anche se il tutto è durato solo pochissimi secondi. Se qualcuno avesse comprato in quel preciso istante, dopo poco avrebbe avuto un guadagno del 326000%. Roba che i migliori segnali opzioni binarie gratis affidabili se li sognano.

Al di là del problema tecnico, quello che fa riflettere è la conferma di una elevata instabilità del mondo delle criptovalute. Queste ultime non possono più essere viste come un asset finanziario di Serie B, visto che parliamo di beni con capitalizzazione a 100 miliardi di dollari. Ma proprio per questo, se da una parte bisogna guardarle con assoluto rispetto, dall'altra bisogna anche porsi delle domande su come funzionano e quanti rischi portano con loro. Bisogna infatti sottolineare che proprio i guadagni delle criptovalute (Bitcoin è schizzata del 200% quest’anno, Etherum è passata da 8,40 a 340 dollari), stanno spingendo a negoziarle anche investitori meno avvezzi al rischio, il che è ancora più pericoloso.

venerdì 23 giugno 2017

Agricoltura italiana in ginocchio, la siccità provoca danni milionari

Il caldo record di questi giorni sta mettendo in ginocchio l'agricoltura italiana. Mancano all'appello circa 20 miliardi di metri cubi d'acqua sull'intero territorio nazionale, e il Consiglio dei ministri ha dovuto dichiarare lo stato di emergenza in due province (Parma e Piacenza). E' l'Emilia Romagna la regione più colpita dall'assenza di piogge. E parliamo del luogo dove si concentra il 35% della produzione agroalimentare italiana. Ma danni ingenti vengono patiti anche da Sardegna, Toscana e Veneto, che peraltro hanno già fatto pervenire la loro richiesta al governo di stato di emergenza.

I danni del caldo all'agricoltura

I danni derivanti da questa ondata di caldo africano sono enormi. La Coldiretti li ha valutati in oltre un miliardo di euro, indicando anche quali sono le coltivazioni più colpite.

Nella zona dell'Emilia sono in sofferenza tutte le colture: pomodori, cereali e ortaggi. In Lombardia il caldo ha duramente colpito la produzione di latte, che è scesa del 20%. La Toscana accusa un calo di foraggi e potrebbe essere duramente colpita la produzione di miele. In Umbria stanno seccando girasoli e mais, infine nel Lazio è a rischio addirittura il 40% dei raccolti. In Campania rischia grosso anche la produzione di mozzarella di bufala dal momento che la mancanza di acqua ha messo in ginocchio gli allevamenti e i caseifici. In Basilicata c'è un problema per la raccolta di albicocche, perché non c'è più gradualità di maturazione, con la conseguenza che tutta la produzione arriva assieme ai mercati, generando un crollo delle quotazioni.

Chi opera nel settore dell'agricoltura si sta dando da fare per arginare il problema attraverso la razionalizzazione dell'uso dell'acqua, oppure con lo sviluppo di sistemi di irrigazione a basso impatto.
La situazione ripropone un problema che l'agricoltura da diverso tempo conosce, ma non ha ancora fronteggiato. Di fronte alla tropicalizzazione del clima infatti, si rendono sempre più necessari interventi strutturali per raccogliere l'acqua nei periodi più piovosi in modo da averla disponibile in periodi di siccità. Del resto da tempo siamo entrati in un quadro climatico che potrebbe alterare sempre di più l'attività agricola.

mercoledì 21 giugno 2017

Economisti a Bloomberg: l'euro diventerà la nuova moneta di riferimento mondiale

L'euro potrebbe diventare la nuova valuta di riferimento mondiale. La sorpresa arriva da Bloomberg, che ha sentito alcuni economisti riguardo il futuro dei mercati valutari, ottenendo questa risposta in molti casi. Nel giro di pochi anni quindi, l'euro potrebbe scalzare il dollaro nel ruolo di asset valutario di riferimento.

Secondo questa view molti investitori hanno cominciato a considerare che la crescita economica negli USA potrebbe non essere poi così solida come ci si aspetta. Il biglietto verde quindi potrebbe già aver vissuto i suoi anni migliori, e la valuta unica potrebbe rappresentare una valida alternativa in futuro. Vedendo le previsioni eur usd 2017 fatte a dicembre scorso, si scopre che molti economisti già ipotizzavano nel breve periodo una possibile ascesa della valuta comunitaria fin verso la parità col biglietto verde.

Azzardo o lungimiranza degli economisti 

I fatti dicono che al momento l'eurozona viaggia con tassi di deposito negativi e con una Banca Centrale Europea che fa massiccio utilizzo di quantitative easing per sostenere i prezzi degli asset e l'economia. Inoltre l'inflazione non è proprio brillante. La view degli economisti prima citati sembra quindi essere azzardata. Eppure, se in una situazione simile l'euro comunque è rimasto solido, cosa succederà quando il miglioramento della ripresa economica procederà a ritmo sostenuto e quando la BCE avvierà la riduzione del programma di stimolo monetario?

Certo, è presto per attivarsi con i migliori broker forex recensioni e cominciare a puntare forte sull'euro, ma l'idea che la moneta della UE possa acquisire maggiore forza contro il biglietto verde in futuro poggia su basi solide.

Intanto oggi comincia con il segno leggermente positivo la giornata sui mercati valutari per il cross EuroUsd, con continua a muoversi attorno (leggermente sotto) a quota 1,12. Ieri questa coppia dopo essersi mossa lateralmente ha avuto uno sprint ribassista verso la regione sottostante degli 1,11. Negli ultimi giorni il dollaro ha ripreso vigore, dopo che l'euro era arrivato sul livello 1,13. Tuttavia nel medio lungo periodo il mercato dovrebbe ancora consolidarsi nella fascia compresa tra gli 1,05$ e gli 1,15$.

lunedì 19 giugno 2017

Aziende: Flixbus riscuote sempre più successo, ma da ottobre sarà fuorilegge in Italia

FlixBus come Uber. Le aziende che promuovono la mobilità innovativa in Italia sono destinate a ricevere i bastoni tra le ruote (è proprio il caso di dirlo) perché vanno a sconvolgere equilibri che durano da decenni. La Flixbus, che consente di viaggiare low cost su strada per tutto il Belpaese, dopo l'estate diventerà infatti fuorilegge per lo Stato Italiano.

L'azienda tedesca fondata nel 2011 attualmente offre collegamenti a basso costo in 22 Paesi europei, e propone oltre 200 mila collegamenti al giorno. Qui in Italia opera da soli due anni, senza avere neppure un pullman di proprietà, ma sfruttando le collaborazioni con diverse compagnie locali di trasporto che mettono mezzi, autisti e benzina. Flixbus invece si occupa delle autorizzazioni per le lunghe tratte e soprattutto del marketing. Proprio questo "potere" gli consente di abbattere i prezzi. Il guaio è che la concorrenza ha agitato coloro che già lavorano da tempo nel settore, che rischiano di perdere il posto o i profitti.

La battaglia su Flixbus e la concorrenza tra aziende

Ecco allora che il Governo italiano ha deciso di calare la scure sull'azienda tedesca. Nella manovrina infatti è previsto che le società che non posseggono mezzi di loro proprietà non possono più operare nel settore. Sostanzialmente sembra proprio una norma ad hoc per ostacolare Flixbus, che chiaramente preannuncia battaglia legale. L'azienda tedesca ha già presentato e vinto una serie di ricorsi davanti al Tar (ben 4) contro chi la voleva ostacolare. Ma ha sempre vinto proprio perché non è ancora entrata in vigore la manovrina.

A ottobre però lo scenario cambierà. Ci sono moltissime voci discordanti sul la bontà di questo provvedimento, ma visto che ormai è passato non si può più tornare indietro. A meno che non venga approvata una nuova legge sull'argomento in tempi strettissimi. Quasi impossibile.

Va detto che la norma "anti-Flixbus" non è una novità. I primi a proporre lo stop all'azienda tedesca furono un gruppo di senatori pugliesi del centrodestra, ma il loro emendamento dopo molte proteste sui giornali venne cancellato. A maggio però l’emendamento è rispuntato identico, ma sotto matrice Pd, e poi reinserito nella “manovrina” qulla quale è stata posta la questione di fiducia, spingendola di fatto in Senato senza modifiche. Flixbus non potrà più ottenere le licenze per offrire il servizio. un altro schiaffo alla concorrenza.

sabato 17 giugno 2017

Euro, mai così tanti contratti a fini speculativi dal 2011

Un passo indietro e uno avanti. Ecco come l'euro ha reagito alle mosse della Federal Reserve, che ha deciso di alzare il tasso di interesse di 25 punti base. Giovedì c'è stato un brusco passo indietro dell'euro mentre venerdì la valuta unica ha rimesso il muso avanti verso quota 1,12.

Quello che balza all'occhio però, è la misura dei contratti stipulati a scopo speculativo sull'euro. C'è uno sbilanciamento sulla valuta unica che non si vedeva dal 2011. Appena pochi mesi fa la stessa situazione si vedeva riguardo al dollaro. Una conseguenza è che quando il mercato punta tutto nella stessa direzione, spesso e volentieri possono verificarsi bruschi movimenti in senso contrario. Così è successo ad esempio giovedì al cross euro-dollaro (se non siete troppo pratici del Forex, meglio se vi limiterete a utilizzare piattaforme trading demo.

Ma cosa ha spinto tanti trader ad assumere posizioni lunghe sull’euro/dollaro? Probabilmente il risveglio economico dell’Eurozona, a maggior ragione se dall'altra parte (negli USA) sono sempre maggiori i dubbi riguardo l’efficacia dell'amministrazione Donald Trump. Un peso però lo ha sicuramente avuto il calo delle tensioni politiche nel Vecchio Continente, dopo che alle elezioni francesi ha vinto l'europeista Macron. La stabilità dell'EuroZona si unisce quindi alle incertezze degli USA, e questo finisce inevitabilmente per rafforzare l’euro

Le prospettive dell'euro


Tuttavia secondo Mps Capital Services il cross euro-dollaro è destinato a indebolirsi nelle prossime settimane, fino a scendere verso quota 1,08/1,10. Questi movimenti saranno legati per lo più ai flussi finanziari, mentre le variabili macroeconomiche incideranno verso il mese di luglio spingendo nuovamente su l'euro.

Dal punto di vista tecnico, se questa coppia dovesse rompere al rialzo oltre il livello degli 1,1225, allora potrebbe riprendere la spinta al rialzo con maggiore vigore anche subito. Tuttavia la probabilità maggiore è che il mercato continuerà ad essere molto volatile nel breve periodo (occhio quindi se pensate di guadagnare con opzioni binarie 60 secondi strategie). Sarà necessaria molta cautela, e il capitale che impiegherete nelle singole operazioni è meglio se sarà molto contenuto, perché c'è il forte sospetto che settimana prossima potrebbero esserci dei movimenti bruschi.

giovedì 15 giugno 2017

Lavoro, Nike annuncia un restyling che taglierà 1400 dipendenti


Il colosso Nike si prepara a dare un colpo di scure deciso sui posti di lavoro. La cosa paradossale è che il motivo con cui il colosso dell'abbigliamento sportivo si prepara a questo cospicuo taglio è... per seguire meglio i clienti. Il che suona paradossale, per non dire che a prima vista una scusa del genere sembra una presa in giro, tenuto conto anche del fatto che i conti dell'azienda sono ottimi.

Il leader globale delle calzature sportive comunque andrà avanti per la sua strada, incurante delle polemiche. Ci sarà quindi un forte ridimensionamento mondiale della forza lavoro, che è stato stimato nel 2% complessivo dei dipendenti. Tradotto in unità lavorative, saranno circa 1400 quelli che saranno buttati fuori, su 70mila totale.

La scelta di Nike sul lavoro

La motivazione - come detto - è voler essere più vicina ai clienti di alcune città chiave per l'azienda, che è impegnata in una dura competizione con Adidas. Questo come conseguenza del lancio di una iniziativa pensata per focalizzarsi sui consumatori e snellire l'organizzazione. Il colosso americano spiega: "vogliamo spingere la crescita per servire più da vicino i consumatori in 12 città in 10 paesi chiave". Queste sono Milano, New York, Londra, Shanghai, Pechino, Los Angeles, Tokyo, Parigi, Berlino, Città del Messico, Barcellona e Seul.

I conti dell'azienda sembrano rendere ingiustificabile una scelta simile a danno della forza lavoro. L'azienda guidata da Mark Parker infatti ha chiuso il terzo trimestre (il 28 febbraio 2017) con ricavi in crescita del 5% a 8,4 miliardi di dollari. Anche l'utile per azione è salito del 24% a 0,68 dollari. Tuttavia, sembra che gli investitori non siano rimasti troppo contenti di questo percorso. Ecco quindi il vero motivo della scure: compiacere i mercati finanziari.